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DURATA

10 giorni

PARTENZE DI GRUPPO CON SPECIALISTA ARCHEOLOGO DALL'ITALIA



UN VIAGGIO PER... 

Un viaggio nella favolosa terra dei Faraoni, alla scoperta dei siti monumentali più spettacolari, da Giza a Luxor, dalla Valle dei Re ad Abu Simbel, e che al contempo consente di vivere tutto il fascino del Nilo a bordo di un’elegante barca a vela. Un tour ideale per chi vuole regalarsi qualche giorno di completa immersione nell’Egitto più autentico, al ritmo lento del grande fiume.


I vostri alberghi

Il Cairo: Aracan Pyramids Hotel 4*
Abu Simbel: Seti Hotel Abu Simbel 4*
Dal 4° al 7° giorno, quattro pernottamenti a bordo di una lussuosa dahabeya (Amoura, Princess Donia o similare), tipica imbarcazione del Nilo.

 

Mezzi di trasporto

Minibus o bus a seconda del numero di partecipanti. I trasferimenti vengono effettuati su strade generalmente in buone condizioni. Dal 4° al 7° giorno i trasferimenti avvengono a bordo di una tipica imbarcazione del Nilo, chiamata dahabeya.


Da sapere

L’itinerario tocca la maggior parte dei più importanti siti archeologici dell’Egitto nilotico; un viaggio intenso ma non impegnativo sul piano fisico.


 Quando partire

 

La primavera e l’autunno sono le stagioni più gradevoli, mentre l’estate è torrida. Per approfondimenti sul clima nei vari periodi, fare riferimento alla pagina “Informazioni prima di partire - Egitto”.


 

In questo viaggio il patrimonio UNESCO

- La città storica del Cairo
- Menfi e le sue necropoli (Giza, Saqqara)
- L’antica Tebe con le sue necropoli
- I monumenti nubiani da Philae ad Abu Simbel


 

Questo viaggio prevede le seguenti partenze di gruppo

  • Sabato, 23 Novembre 2019
  • Venerdì, 20 Marzo 2020
  • Domenica, 29 Novembre 2020
  • EGITTO - VIAGGIO NEL REGNO DI OSIRIDE

    Quote a partire da € 3.895 - 10 giorni
    I TOUR ARCHEOLOGICI

    • Chi può onestamente dire di non aver mai sognato di visitare l’Egitto? Il Nilo, le piramidi di Giza, la Sfinge, i templi di Karnak e Luxor, la Valle dei Re e Abu Simbel, il favoloso tesoro di Tutankhamon, hanno affascinato e continuano ad affascinare intere generazioni. Già Erodoto, antico storico greco e gran viaggiatore, descrisse il Paese con toni epici, definendolo il «dono del Nilo» e annotandone meravigliato gli innumerevoli tesori, gli stessi che colpirono la fantasia di tanti altri curiosi attirandoli sul posto nel corso dei secoli. Greci, romani, arabi, turchi, inglesi: ognuno ha lasciato un’impronta sul Paese, contribuendo a determinarne l’aspetto odierno, non di rado contraddittorio. Villaggi di mattoni sorgono accanto alle grandiose rovine dell’epoca faraonica, spesso circondate a loro volta da moderni edifici in acciaio e vetro. I beduini vivono nelle tende come i loro progenitori e i contadini lavorano la terra con gli stessi strumenti utilizzati dai loro antenati, mentre gli abitanti delle città vestono indifferentemente lunghi abiti tradizionali oppure jeans e t-shirt. Simbolo stesso di questi stridenti quanto pittoreschi contrasti è Il Cairo, sconfinata metropoli brulicante di gente che risuona dei clacson delle automobili, dei richiami dei venditori e delle voci dei muezzin che chiamano i fedeli alla preghiera. L’Egitto è tutto ciò e molto di più ancora. Questo affascinante viaggio lungo il Nilo offre le chiavi di accesso ai principali siti archeologici e monumenti della favolosa Terra dei Faraoni, alla scoperta di una civiltà ultramillenaria che ha influenzato il gusto e le mode nel corso del tempo, fino a divenire un archetipo immortale.

       

      Giorno per giorno 

       

      1° Giorno
      ITALIA - IL CAIRO
      Partenza con volo di linea per Il Cairo. Arrivo, trasferimento e sistemazione in hotel.
      Pernottamento.

       

      2° Giorno
      IL CAIRO - ESCURSIONI A MENFI, SAQQARA E GIZA
      Iniziamo questa emozionante giornata con la visita delle rovine di Menfi, situate appena 20 chilometri a sud del Cairo. L’antica Menphi fu il maggiore centro amministrativo e religioso del Basso Egitto, nonché la capitale del Paese durante il Periodo Protodinastico (2920-2640 a.C.) e l’Antico Regno (2640-2160 a.C.): residenza reale, porto fluviale e ricco centro mercantile, fu una delle prime e più popolose metropoli dell’antichità. La città si sviluppò lungo la sponda occidentale del Nilo e della sua grande estensione sono testimonianza le necropoli di Giza, Abusir, Saqqara e Dashur. Dell’abitato antico oggi rimane ben poco, a parte le rovine di alcune strutture monumentali in pietra, tra le quali spicca il recinto del tempio del dio Ptah; qui possiamo ammirare una grande sfinge d’alabastro pesante 80 tonnellate e il celebre “Colosso caduto” di Ramses II (1290-1224 a.C.), oggi ospitato in una struttura protettiva. La statua, che si ergeva davanti al pilone del tempio ed era alta circa 13 metri, è priva dei piedi e giace riversa sulla schiena: scolpita nel calcare, è notevole per la finezza dell’esecuzione e la bellezza del volto. Meritano una visita anche i resti della “Casa dell’imbalsamazione”, dove venivano mummificati i tori sacri al dio Hapi. Raggiungiamo quindi la vastissima necropoli di Saqqara, dominata dalla piramide a gradoni del faraone Zoser (2630-2611 a.C.); posta al centro di un enorme recinto murario, misura 121 metri di lato per 109 ed è alta circa 60 metri. Attorno alla piramide vi sono oltre 250 sepolture, appartenute ad alti funzionari e ai loro familiari, che per lo più datano dalla III alla V Dinastia: si tratta di mastabe, anche di notevoli dimensioni, i cui rilievi policromi illustrano le diverse attività dei defunti con ricchezza di particolari. Visitiamo le più interessanti (quella del gran sacerdote Mereruka, quella del funzionario Ti, quelle di Kagemmi e di Mereruka), e infine il Serapeo, ossia la necropoli dei tori sacri ad Hapi. Raggiungiamo quindi uno dei luoghi più iconici al mondo. Parte della vasta necropoli di Menphi, Giza è ormai un quartiere periferico del Cairo: qui sorgono le tre piramidi più celebri, immense tombe volute dai faraoni della IV Dinastia e già famose nell’antichità. I dati inerenti la piramide di Cheope (2551-2528 a.C.), la più antica e la maggiore delle tre, sono sbalorditivi: occupa un volume di due milioni e mezzo di metri cubi (superiore a quello di ogni altro edificio eretto nell’antichità), misura alla base 227,5 metri ed è alta 137 (in origine raggiungeva i 146 metri). La piramide di Chefren (2520-2494 a.C.), che pare essere più alta perché costruita in posizione più elevata, oggi misura 136,5 metri, mentre quella di Micerino (2490-2472 a.C.) tocca “appena” i 62 metri. Le camere funerarie di tutte e tre furono violate già nell’antichità: oggi vi si possono ammirare solo gli enormi sarcofagi vuoti. Ai piedi delle piramidi sorgono i rispettivi templi funerari, collegati ai “templi in valle” da lunghe rampe processionali, e alcune piramidi minori, destinate ai parenti più stretti dei sovrani. Accanto al “tempio in valle” della piramide di Chefren si erge la Sfinge, il cui corpo leonino fu ricavato da uno sperone di roccia. Il colosso, alto 20 metri e lungo 73, riproduce con ogni probabilità le fattezze del faraone Chefren, ritratto come immagine vivente della divinità solare, guardiana della necropoli di Giza. Lungo il lato sud della Grande Piramide, nel 1954 fu scoperta una profonda fossa nella quale era custodita una nave di legno lunga oltre 42 metri, oggi esposta al pubblico in un’apposita struttura; è presumibile che l’imbarcazione dovesse permettere all’anima del faraone di navigare eternamente. Attorno alle piramidi, infine, si estende una vasta necropoli di funzionari reali e sacerdoti. Al termine di questa intensa giornata rientriamo in hotel al Cairo. Pensione completa.

       

      3° Giorno
      IL CAIRO
      L’intera giornata è dedicata alla scoperta della popolosa capitale egiziana. Iniziamo le visite dalla Cittadella, che sorge sull’alto bastione calcareo ai piedi della collina del Muqattam, dal quale lo sguardo spazia sull’intera metropoli. Fondata nel 1176 come difesa contro i Crociati dal condottiero musulmano Saladino, che ne fece costruire le mura e le poderose torri con blocchi di pietra presi dalle Piramidi di Giza, la fortezza fu sede del potere per 700 anni. Nel corso dei secoli i governatori dell’Egitto si fecero costruire qui i loro sontuosi palazzi, ma l’aspetto attuale si deve a Mohammed Ali, che regnò per ben 43 anni tra il 1805 e il 1848 e fece ricostruire una parte delle mura, distruggere i palazzi dei predecessori ed edificare diversi edifici civili (oggi sedi di vari musei) e la moschea che da lui prende il nome. Per la sua posizione e le sue dimensioni è il monumento più appariscente del Cairo, e spicca per la sua architettura, chiaramente ispirata alle grandi moschee ottomane di Istanbul. Scampò alla distruzione la bella moschea di En-Nasir Mohammed, terminata nel 1335, che si trova ancora in buono stato di conservazione. Di notevole interesse è anche la piccola moschea di Suleyman Pasha: completata nel 1528, fu la prima moschea edificata al Cairo dopo che l’Egitto era caduto sotto la dominazione turca nel 1517. Alla stregua della moschea di Mohammed Ali, è innalzata secondo i canoni architettonici ottomani, ma con un risultato più armonioso dovuto all’aggraziato accostamento di cupole e semicupole. La Cittadella ospita inoltre lo splendido palazzo Qasr al Jawhara (che combina elementi ottomani ed europei) e il Palazzo dell’Harem, che fu la residenza della famiglia reale fino al 1847, quando la sede del governo fu trasferita nel palazzo Abdin, nella parte orientale del centro storico. La giornata prosegue con la visita delle favolose collezioni del Museo Egizio, affacciato sulla piazza principale del Cairo, Midan et Tahrir. Al piano terra la maggior parte delle opere più interessanti è esposta nelle sale dedicate all'Antico Regno: spiccano la statua di Chefren, la statua lignea di Kaaper e il gruppo statuario di Rahotep e Nofret. Tuttavia, la vera gemma del museo è costituita dal celeberrimo tesoro di Tutankhamon, che comprende i vari sarcofagi, il corredo funerario e la superba maschera in oro massiccio. Altro elemento di grande attrazione è costituito dalla Sala delle Mummie Regali, che ci introduce al cospetto di alcuni dei più potenti faraoni, tra cui Sethi I e suo figlio Ramses II. La visita del Museo è l’adeguata introduzione al viaggio dei giorni successivi, che ci condurrà a scoprire i principali siti archeologici del Paese, dai quali provengono appunto gli innumerevoli reperti esposti. Nel pomeriggio ci immergiamo nella variopinta confusione del Khan el Khalili, il principale e più celebre suq del Cairo; dopo il Bazar di Istanbul questo è il più grande mercato di tutto il Medio Oriente. Qui sono messe in vendita mercanzie di ogni tipo, dai tessuti ai pellami, dai gioielli ai profumi, dai generi alimentari alle spezie. I prezzi di solito sono ragionevoli, ma è d’obbligo contrattare. Verso sera ritorniamo in albergo per il riposo: ci attendono giornate ricche di emozioni.
      Pensione completa.

       

      4° Giorno
      IL CAIRO- LUXOR - ABYDOS - DENDERA
      In mattinata, dopo la prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza con il volo per Luxor. Una volta a destinazione raggiungiamo l’imbarcadero sul Nilo, dove saliamo a bordo della nostra dahabeya; si tratta di una lussuosa imbarcazione – derivata da quelle in uso ai sultani del XVIII e XIX secolo – dotata di due vele e un motore di riserva, utilizzata ormai solo per compiere crociere sul grande fiume. Navigando verso nord raggiungiamo dapprima il sito archeologico di Abydos. Quello che oggi è un modesto villaggio, nell’antichità fu un importantissimo centro religioso collegato al culto dei morti: gli Egizi ritenevano che in questo luogo si trovasse la tomba del dio Osiride e perciò vi si recavano in pellegrinaggio. Qui si fecero seppellire tutti i faraoni della I Dinastia e due della II Dinastia; a partire dalla metà del III millennio a.C., coloro che potevano permetterselo presero ad approntare sul posto le proprie tombe, tanto che le necropoli locali sono sconfinate. Inoltre, dal Medio Regno (2040-1785 a.C.) in poi, molti sovrani si fecero costruire ad Abydos un cenotafio, in modo da partecipare simbolicamente alla resurrezione di Osiride. Il monumento oggi più interessante è il tempio eretto da Sethi I (1304-1290 a.C.) e portato a termine dal figlio Ramses II: gli elementi strutturali più esterni sono andati quasi del tutto distrutti, mentre ben conservati sono il vestibolo, la prima e la seconda sala ipostile (rette da una selva di colonne), oltre a sette cappelle consacrate al faraone divinizzato e agli dei Ptah, Ra-Harakhti, Amon, Osiride, Iside e Horus. La peculiarità del tempio consiste nel fatto che sul lato sud insiste un grande braccio, la cui parete destra è istoriata con le famose “Tavole di Abydos” (o “Lista dei re”), ove sono raffigurati Sethi I e Ramses II nell’atto di onorare i loro predecessori, rappresentati da 76 cartigli recanti i nomi di ciascuno. Dietro al tempio si trova un cenotafio ipogeo noto come Osireion, oggi scoperchiato, al quale si giungeva tramite un lungo corridoio; la sua struttura simboleggiava le acque primordiali e, al centro, la collina primigenia dalla quale aveva avuto origine il mondo. Anche Ramses II si fece costruire ad Abydos un tempio funerario: l’edificio, di dimensioni più ridotte rispetto a quello del padre, è però assai meno conservato. Ritornati a bordo della dahabeya puntiamo ora verso sud e facciamo scalo a Dendera (l’antica Iunet Tantere), che fu uno dei centri religiosi più importanti dell’antico Egitto. Oggi la cittadina è celebre soprattutto per il grandioso tempio dedicato alla dea Hathor e fatto erigere da Tolomeo IX Sotere II (117-106 a.C.). L’edificio è situato al centro di una vasta area delimitata da un muro quasi del tutto in rovina; sul lato settentrionale e su quello orientale si aprono due enormi portali costruiti durante la dominazione romana. All’interno del recinto vi sono anche due tempietti noti come mammisi (“sacrari della nascita”), l’uno di epoca tolemaica, l’altro romano: questi edifici erano destinati alla celebrazione del mistero dell’unione del dio e della dea locali e della nascita del loro figlio divino. Il tempio principale ha la particolarità di essere privo del pilone, elemento tipico dell’architettura sacra egizia e costituito da due torri trapezoidali incornicianti un portale: la fronte è invece formata da una massiccia struttura, larga 42 metri e alta 18, con sei colonne; in alcuni punti si notano ancora tracce dei brillanti colori che in origine ornavano ogni superficie. Gli spazi fra le colonne sono occupati fino a metà altezza da pannelli rivestiti di testi geroglifici e bassorilievi, mentre l’ingresso si apre al centro. L’interno della sala ipostila, un suggestivo ambiente profondo 25 metri, è scandito da diciotto enormi colonne i cui capitelli riproducevano il volto della dea del luogo, signora dell’amore e della musica, protettrice dei defunti: purtroppo, all’epoca della trasformazione del tempio in chiesa, i monaci copti ne sfigurarono i lineamenti nel tentativo di cancellare ogni segno della religione pagana. Alla grande sala ipostila seguono una seconda sala colonnata e la cella. Conclusa la visita ritorniamo a bordo della dahabeya, dove le nostre cabine ci attendono per la notte. La navigazione prosegue e la mattina successiva ci sveglieremo a Luxor. Pensione completa. 

       

      5° Giorno
      LUXOR - ESCURSIONE A TEBE ORIENTALE
      Oggi circondato dal moderno abitato di Luxor City, il complesso monumentale di Karnak sorge sulla sponda orientale del Nilo, là dove nel II millennio a.C. si sviluppò uno dei massimi centri religiosi e politici dell’antichità: Tebe (in egizio, Uaset), una città tanto ricca da aver raggiunto, all’apice della sua parabola (1580-1085 a.C.), l’allora sbalorditiva popolazione di mezzo milione di abitanti. La metropoli – che a più riprese fu capitale d’Egitto – ruotava attorno a un tempio immenso nel quale era venerato il dio Amon, associato a Mut e a Khonsu nella cosiddetta “Triade Tebana”. Fondato durante la XII Dinastia (1955-1750 a.C.), il complesso sacro di Karnak non è il risultato di un piano unitario poiché i faraoni gareggiarono ad apportarvi ampliamenti e abbellimenti per oltre sedici secoli. In breve, il santuario può dirsi composto dal grande recinto del tempio di Amon, che oltre a questo racchiude anche un tempio di minori dimensioni consacrato a Khonsu, diverse altre strutture accessorie e il lago sacro, che serviva alle quotidiane abluzioni dei sacerdoti. A nord-est si trova il tempio di Montu, protetto da una propria cinta muraria, mentre a sud-ovest sorge il tempio di Mut, anch’esso racchiuso da un alto muraglione. Il tempio di Amon comprende ben dieci piloni, sei disposti lungo l’asse ovest-est e quattro allineati da nord a sud. Massima attrattiva del complesso monumentale di Karnak è la grande sala ipostila, le cui dimensioni lasciano sbalorditi ancora oggi: costruita da Sethi I e Ramses II, è una delle meraviglie del mondo antico. Su una superficie di 5000 metri quadrati, 134 colonne sono allineate in 16 file: le dodici che delimitano la navata centrale sono alte più di 24 metri e sormontate da capitelli la cui circonferenza supera i 15. Nel cortile tra il terzo e il quarto pilone spicca l’obelisco di Thutmosi I, alto 21,70 metri. Nel pomeriggio raggiungiamo il tempio di Luxor, che dista circa 3 chilometri dall’enorme complesso sacro di Karnak, del quale era il satellite principale e a cui era collegato mediante un viale costeggiato da sfingi a testa umana, oggi riportato alla luce per intero. Il suo nome era Ipet-resit, ossia “Harem meridionale” ed era ritenuto la dimora terrena della dea Mut, alla quale ogni anno il simulacro di Amon veniva condotto in visita da Karnak per celebrare l’unione mistica e carnale che avrebbe fecondato il mondo e reso fertile l’Egitto per i successivi dodici mesi. La costruzione del monumento si deve a due soli faraoni: Amenofi III (1402-1364 a.C.) e Ramses II (1290-1224 a.C.). Il secondo lo ampliò in estensione, mentre altri sovrani ne arricchirono a più riprese i programmi decorativi. L’enorme edificio – lungo 260 metri – è costituito da diversi elementi strutturali disposti assialmente. Il pilone fu eretto da Ramses II, che ne fece ornare la facciata con rilievi raffiguranti la sua vittoria contro gli ittiti nella battaglia di Qadesh; davanti ad esso, il sovrano volle innalzare alcuni colossi con le sue fattezze e due obelischi coperti di iscrizioni propiziatorie. Nel XIX secolo quello occidentale, alto più di 22 metri, fu donato alla Francia e nel 1836 posto al centro di Place de la Concorde, a Parigi. Al pilone segue il grande cortile di Ramses II: un tempo circondato per intero da un porticato con colonne papiriformi, oggi è occupato in parte dalla moschea di Abu el-Haggah. Il colonnato di Amenofi III (in origine una sala ipostila, ora scoperchiata), è formato da sedici colonne alte 16 metri: notevoli sono i rilievi che ornano quanto rimane dei muri perimetrali. Il cortile colonnato di Amenofi III è un vasto spazio aperto, circondato su tre lati da due file di colonne fascicolate a capitello chiuso. Da qui si passa al vestibolo, poi a una piccola sala ipostila e quindi alla cella vera e propria, ristrutturata da Alessandro Magno. Alcuni degli ambienti circostanti sono ornati da pregevoli cicli di bassorilievi. Lasciato il tempio di Luxor abbiamo ancora il tempo per visitare l’interessante Museo della Mummificazione, dedicato ai vari aspetti di questa antica pratica. Al termine, torniamo a bordo della nostra dahabeya per la notte.
      Pensione completa.

       

      6° Giorno
      LUXOR – ESCURSIONE A TEBE OCCIDENTALE
      La pianura che si estende sulla sponda occidentale del Nilo (oggi nota come West Bank), proprio di fronte a Luxor e Karnak, era occupata dalle necropoli di Tebe. Là, i faraoni del Nuovo Regno fecero erigere i propri templi memoriali, spesso detti erroneamente “templi funerari” ma che in origine erano noti come “Castelli dei Milioni di Anni”. In realtà, questi edifici erano utilizzati dai sovrani mentre erano ancora in vita ed erano funzionali al culto del re divinizzato, associato alla principale divinità tebana, Amon. Del tempio di Amenofi III oggi rimangono solo due enormi statue assise del faraone, alte 20 metri e chiamate Colossi di Memnone. Suggestivi sono anche i resti del tempio memoriale di Ramses II; sebbene le ingiurie del tempo e l’opera devastatrice dell’uomo abbiano semidistrutto il monumento, noto come Ramesseum, quanto rimane è pur sempre emozionante. Assai meglio conservato è lo spettacolare tempio che sorge nei pressi di Medinet Abu, fatto erigere da Ramses III (1184-1153 a.C.): pressoché intatto, ci affascina anche per gli splendidi bassorilievi. All’imboccatura della strada che dalla pianura tebana conduce alla Valle dei Re, nella località di Qurna, si trovano infine i resti del tempio memoriale di Sethi I (1304-1290 a.C.), del quale si è conservata solo la parte più interna. Dalla pianura tebana, una strada conduce alla valle di Deir el-Bahari, conclusa da un suggestivo circo naturale rinserrato tra alte pareti rocciose. In questa località, sacra alla dea Hathor, rimangono gli spettacolari resti del tempio memoriale fatto erigere dalla regina Hatshepsut (1478-1458 a.C.). Passata alla storia come una tra le più notevoli personalità dell’antico Egitto, costei era la figlia di Thutmosi I; morto prematuramente il consorte, Hatshepsut finì per assumere tutte le prerogative reali, tanto che si fece sempre chiamare con il titolo di re e rappresentare in sembianze e abiti maschili. Il suo regno ventennale fu pacifico, celebre per le spedizioni commerciali in terre lontane e fecondo sul piano artistico. Progettato da Senenmut, l’architetto e amante della regina, il tempio è preceduto da un vasto cortile, sul cui lato di fondo si erge un portico diviso in due sezioni, ciascuna scandita da 22 pilastri in doppia fila. Dalla spianata, mediante una rampa centrale, si sale al primo terrazzo, il cui lato di fondo presenta anch’esso un portico bipartito analogo al primo: le pareti sono ornate di splendidi bassorilievi che descrivono la nascita della regina e la spedizione nel Paese di Punt (forse l’attuale Somalia). Dal terrazzo, una seconda rampa sale a un altro portico retto da pilastri, dal quale si passa in un cortile circondato da una doppia fila di colonne; sul fondo, nella parete rocciosa, è scavata la cella ipogea. Entriamo quindi nella celebre Valle dei Re, una delle grandi necropoli di Tebe, vegliate dal dio Anubi e dalla dea dell’Occidente, Imenet, ossia “Colei che ama il silenzio”. Cinta di alte pareti rocciose, la Valle dei Re si estende ai piedi del monte el-Qurn, detto Cima Tebana, la cui forma evoca quella di una piramide: qui si trovano le tombe dei sovrani della XVIII, XIX e XX dinastia, scavate nella roccia calcarea. Purtroppo, i magnifici ipogei vennero depredati dei corredi funebri già in epoca faraonica: l’unica tomba a non aver subìto offese fu quella di Tutankhamon, riportata alla luce assieme al suo favoloso tesoro da Howard Carter e Lord Carnarvon nel 1922. La maggior parte delle 63 tombe finora scoperte è decorata con vivacissimi affreschi policromi, che di solito hanno per soggetto le varie fasi del viaggio affrontato dal defunto nell’aldilà; nel corso dell’escursione avremo modo di visitare tre di esse, tra le più significative. La più meridionale delle necropoli tebane oggi è nota come Valle delle Regine: qui vi sono oltre 70 tombe scavate a partire dalla XVIII Dinastia (ossia attorno alla metà del XVI secolo a.C.), destinate ad accogliere le spoglie mortali delle consorti reali, dei principi e delle principesse di sangue reale. Così come nella Valle dei Re, anche qui le tombe vennero saccheggiate dei loro preziosi corredi già in epoche remote. Molte sono di dimensioni modeste, altre sono prive di decorazioni o rimasero incompiute; tuttavia, alcune meritano una visita in virtù degli straordinari programmi decorativi. Anche in questo caso gli ingressi sono subordinati al calendario settimanale. Visiteremo inoltre anche alcune delle tombe della Valle dei Nobili. Verso sera ritorniamo alla nostra dahabeya, ormeggiata sulle sponde del Nilo.
      Pensione completa. 

      Nota bene: L’ordine delle visite può essere modificato, pur senza precluderne lo svolgimento. Le tombe visitate nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine variano a seconda dei giorni. La visita della tomba di Tutankhamon è facoltativa e da pagarsi in loco.

       

      7° Giorno
      LUXOR - ESNA - EDFU - KOM OMBO - ASWAN
      A bordo della nostra dahabeya, in mattinata partiamo alla volta di Esna, situata una cinquantina di chilometri a sud di Luxor. Qui si trovano i resti di un tempio dedicato al dio Khnum. Fondato probabilmente da Thutmosi II (1510-1490 a.C.), fu ricostruito attorno al 181 a.C. da Tolomeo VI Filometore e ampliato durante la dominazione romana. Dell’edificio si è perfettamente conservata la sala ipostila, sorretta da 24 colonne alte poco più di 13 metri, mentre dei due vestiboli, della cella e di due anticamere non rimangono che scarse tracce. La facciata è scandita da sei colonne, collegate fino a metà altezza da transenne in muratura; nel mezzo si apre il grande portale. L’unicità del tempio di Esna risiede nel fatto di essere interamente coperto di bassorilievi che conservano in parte le antiche policromie: muri e colonne sono istoriati con testi religiosi che hanno per soggetto una grande varietà di temi, tra cui l’origine del mondo e la creazione dell’uomo da parte del dio Khnum sul suo tornio da vasaio. Al termine della visita, sempre risalendo il corso del Nilo per altri 50 chilometri raggiungiamo la città di Edfu, posta sulla sponda sinistra e nota nell’antichità come Tbot; durante la dominazione tolemaica fu la fiorente capitale di una delle regioni dell’Alto Egitto. Nel cuore del centro abitato sorge lo spettacolare tempio di Horus, che con i suoi 137 metri di lunghezza, 79 di larghezza e 37,5 di altezza alla sommità del pilone, costituisce il complesso religioso di maggiori dimensioni in Egitto dopo il grande tempio di Amon a Karnak. Inoltre, è anche quello che si è meglio conservato. Lo splendido edificio, iniziato nel 237 a.C. da Tolomeo III Evergete, fu concluso centottant’anni più tardi da Tolomeo XIII; è formato dal grande pilone (decorato con bassorilievi raffiguranti il faraone che sconfigge i suoi nemici), da un cortile cinto da un porticato, dal pronao, da un atrio ipostilo cui seguono due vestiboli e infine dal santuario vero e proprio. Il pronao, che si affaccia con sei colonne sul grande cortile, è l’elemento più scenografico dell’intera struttura. In esso è evidente la predilezione del gusto tolemaico per i capitelli dalle fatture complicate: i due contigui al portale sono in forma di fiore di loto, quelli nel mezzo sono ornati di foglie di palma da dattero e quelli esterni si ispirano alla chioma di una palma tipica della regione. All’interno del pronao (il cui portale è sorvegliato da una celebre statua di Horus, sotto forma di falcone), altre dodici colonne, disposte a due a due, sorreggono il soffitto della sala ipostila: anche qui i capitelli mostrano le forme più disparate. Da questo ambiente si accede alla sala delle offerte e infine si entra nel santuario, dove troneggia uno splendido naos in granito che in origine conteneva il tabernacolo con l’immagine del dio. Ci spostiamo quindi fino all’antica città di Kom Ombo, il cui nome in origine era Ombos. Sebbene dell’antico centro si sia conservato ben poco, su un’altura che domina il corso del Nilo possiamo ammirare le imponenti quanto suggestive rovine di un tempio la cui fondazione risale al 204 a.C. L’assoluta peculiarità del monumento risiede nel fatto che questo è l’unico tempio doppio di tutto l’Egitto. In effetti, i santuari egizi erano quasi sempre consacrati a più di un dio, ma in genere il simulacro della divinità principale occupava la cella centrale, mentre quelli degli dèi accessori erano posti nelle cappelle laterali. Soltanto in questo caso l’edificio risulta diviso in due parti, separate da un’ideale linea longitudinale: quella di destra dedicata al dio coccodrillo Sobek, associato nella triade ad Hathor e a Khonsu, quella di sinistra al dio falco Haroeris, accompagnato da Senetnofret e Panebtaui (divinità locali). La struttura era dunque composta da due settori identici e affiancati, ognuno indipendente dall’altro per le necessità del culto, e perfino i portali d’accesso erano due. Conclusa la visita riprendiamo la navigazione sul Nilo e giungiamo ad Aswan nel tardo pomeriggio.
      Pensione completa.

       

      8° Giorno
      ASWAN - ABU SIMBEL
      (280 km: 3 ore e un quarto)
      Anche questa giornata è ricca di grandi emozioni. Iniziamo con l’escursione in barca all’isola Elefantina, situata nel mezzo del placido corso del Nilo, proprio di fronte ad Aswan. Qui si conservano ancora alcuni importanti resti archeologici, tra cui il nilometro e il tempio dedicato al dio Khnum, che occupa buona parte della punta meridionale dell’isola. Raggiungiamo poi la vicina isola di Sehel, i cui massi di granito sono coperti da oltre duecento iscrizioni per lo più datate all’Antico Regno; la più celebre è quella (erroneamente) attribuita al faraone Djoser, quale ringraziamento al dio Khnum per aver posto fine alla siccità e per questo chiamata “Stele della carestia”. Raggiungiamo quindi la vecchia diga di Aswan, a monte della quale si trova uno dei gioielli d’Egitto. In pochi minuti una feluca ci porta alla celebre isola di Philae, nell’antichità ritenuta uno dei luoghi di sepoltura del dio Osiride. Com’è noto, in seguito alla costruzione della Grande Diga di Aswan, inaugurata nel 1971, i templi che sorgevano sulle rive del Nilo tra la Prima e la Seconda Cateratta corsero il rischio di venire sommersi dalle acque del lago artificiale Nasser. L’UNESCO ideò allora uno straordinario programma di salvataggio, che si concluse con il recupero della maggior parte dei santuari presenti nell’area. I monumenti furono smontati e riassemblati in cinque località, tutte situate più in alto rispetto alle ubicazioni originarie. Il grande santuario sull’isola di Philae, ubicata poco a monte della prima Cateratta (quindi nel bacino idrico compreso tra la vecchia e la nuova diga), fu ricostruito sulla vicina isola di Agilkia tra il 1972 e il 1980. Il magnifico santuario – consacrato a Iside e al figlio Harpocrate, una forma locale del dio Horus – si presenta come una successione di elementi eterogenei e di diversa datazione, sebbene la maggior parte degli edifici risalga ai periodi tolemaico e romano. Imponente è il primo pilone (preceduto da un duplice colonnato), alto 18 metri e largo poco più di 45. Le pareti e le colonne dei diversi corpi architettonici e di tutti gli ambienti interni sono ricchissime di iscrizioni e bassorilievi che mostrano i sovrani tolemaici o romani al cospetto di Iside o nell’atto di compiere gli uffici religiosi. Delle varie strutture accessorie che circondano il tempio, la più notevole è il cosiddetto “Chiosco di Traiano” (105 d.C.), un quadrilatero formato da 14 colonne, costruito come ricovero per la barca sacra di Iside, sulla quale veniva trasportata la statua della dea durante le processioni ai templi nubiani meridionali. Nel pomeriggio partiamo alla volta di Abu Simbel, che raggiungeremo percorrendo la strada attraverso il deserto. Arrivo e sistemazione in hotel.
      Pensione completa.

       

      9° Giorno
      ABU SIMBEL - ASWAN - IL CAIRO
      Ci svegliamo al sorgere del sole, in modo da poter ammirare i celebri templi nella magica luce del mattino (e per evitare le folle di turisti). Il grande santuario rupestre di Abu Simbel fu voluto da Ramses II quale consacrazione della sua figura e del suo lungo regno. Alla facciata, lunga 38 metri e alta 33, sono addossate quattro enormi statue assise che riproducono i tratti somatici del sovrano; sui fianchi e tra le gambe dei colossi, alti 20 metri, sono raffigurati i membri della famiglia reale. La parte superiore di uno di essi, distaccatasi in seguito a un terremoto in tempi remoti, giace al suolo. L’interno del tempio è costituito da una serie di ambienti scavati nella roccia, sontuosamente decorati a bassorilievo. Il sacrario vero e proprio è a 65 metri dall’ingresso del tempio: la parete di fondo è occupata dalle quattro statue di Ptah, Amon-Ra, Ramses II divinizzato e Ra-Harakhti. Due volte all’anno, all’alba, un raggio di sole penetra nel tempio e le illumina, ad esclusione del dio Ptah, signore dell’oscurità. Il fenomeno accadeva il 21 febbraio e il 21 ottobre (oggi, il 22): si ritiene che le due date corrispondano a quelle della nascita e dell’incoronazione di Ramses II. Il faraone fece scolpire, a poca distanza dal Grande Tempio, un santuario più piccolo, dedicato alla moglie Nofretari. Alla facciata, che misura 12 metri di altezza per 28 di lunghezza, sono addossate quattro statue di Ramses II e due della “Grande sposa reale”, tutte in posizione stante. Mai in Egitto la consorte di un faraone era stata rappresentata su un monumento nelle medesime dimensioni del sovrano: questo supremo onore fu riservato da Ramses alla donna più amata, che qui volle divinizzare assimilandola alla dea Hathor. Per metterli in salvo dalle acque del lago Nasser, tra il 1963 e il 1968 entrambi i templi di Abu Simbel vennero tagliati in enormi blocchi e rimontati su due intelaiature in cemento armato costruite 64 metri più in alto e arretrate di 180 metri rispetto alla posizione originale, della quale conservano l’orientamento. Dopo aver ammirato questi capolavori ci mettiamo sulla via del ritorno ad Aswan; durante il percorso facciamo alcune tappe per visitare altri templi, smontati e rimontati in posizione più elevata rispetto alle acque del lago Nasser. A Nuova Amada, sulle sponde del bacino, è stato ricomposto un tempio consacrato ad Amon-Ra e a Ra-Harakhti e datato al XV secolo a.C. L’edificio non ha dimensioni imponenti, ma vanta proporzioni piuttosto eleganti e il suo interno è completamente ricoperto di raffinati bassorilievi. A Nuova Amada sono stati ricomposti anche il tempio rupestre di el Derr e la Tomba di Penniut (un funzionario di Ramses VI), dal ricchissimo programma decorativo. Il tempio che dà il nome a Nuova Sabua, sempre sulle sponde del lago Nasser, fu eretto per volere di Ramses II e consacrato ad Amon-Ra e a Ra-Harakhti, supreme divinità dell’Egitto ramesseide, oltre che allo stesso re divinizzato. Questo è l’unico santuario nubiano ad aver conservato il viale di accesso, preceduto da un portale inquadrato da due statue del faraone, e lungo il quale sono allineate diverse sfingi. A Nuova Sabua sono stati rimontati anche il piccolo ma elegante tempio di Dakke e il tempio di Maharraqa, iniziato durante la dominazione romana e rimasto incompiuto. Facciamo l’ultima sosta a poco più di un chilometro dalla Grande Diga di Aswan; sull’isoletta di Nuova Kalabsha sono stati rimontati edifici provenienti da diverse località. Il tempio di Kalabsha, che è il più grande monumento nubiano dopo Abu Simbel, fu eretto in epoca romana, durante l’impero di Augusto, e consacrato al dio locale Mandulis, associato a Iside e Osiride; rimase però quasi del tutto spoglio di decorazioni. Accanto ad esso sorge il delizioso tempietto di Wadi Qertassi, dedicato alla dea Iside; l’edificio ricorda, in dimensioni ridotte, il chiosco di Traiano sull’isola di Philae. Il vicino tempio rupestre di Beith el Whali è di notevole interesse per le scene scolpite sulle pareti, commemoranti le campagne militari di Ramses II, che hanno conservato in gran parte i brillanti colori. Nei pressi stanno anche i piccoli templi di Dedwen e Gerf Hussein. Conclusa quest’ultima visita raggiungiamo l’aeroporto di Aswan, da dove partiamo con il volo diretto al Cairo. Arrivo, trasferimento e sistemazione in hotel. Pensione completa.

       

      10° Giorno
      IL CAIRO - ITALIA
      Prima colazione. In mattinata trasferimento in aeroporto e partenza con il volo per l’Italia.


      PARTENZE DI GRUPPO


      Quote individuali base 10/13 partecipanti con l'assistenza di specialista archeologo dall'Italia:

       PARTENZE 2019

      In doppia

      Supplemento 
        singola

       Dal 23 Novembre al 2 Dicembre

      € 3895,00

      € 270,00

      PARTENZE 2020

      In doppia

      Supplemento 
        singola

      Dal 20 al 29 Marzo (*)

      € 3895,00

      € 270,00

      Dal 29 Novembre all'8 Dicembre (*)

      € 3895,00

      € 270,00

      Quote dei servizi a terra e tariffe aeree valide fino al 31/12/19

      (*) QUOTE E DATE SONO SOGGETTE A RICONFERMA. RIVOLGERSI AI NOSTRI UFFICI

      La quota comprende

      • I passaggi aerei internazionali con voli di linea Air Cairo da/per Milano (classe di prenotazione economica Q: vedere paragrafo alla pagina Informazioni Generali), 23 kg di franchigia bagaglio • I trasferimenti con vetture, minibus o bus a seconda del numero di partecipanti • Sistemazione in hotel indicati in apertura al tour o similari • I pasti dettagliati nel programma • Visite ed escursioni come da programma • Ingressi durante le visite guidate • Assistenza di personale locale qualificato e di guide locali parlanti italiano • Assistenza di specialista archeologo dall’Italia per i gruppi a partire da 10 partecipanti • Assicurazione “Multirischi” inclusa (Annullamento Viaggio, Bagaglio, Assistenza alla Persona e Spese Mediche, Interruzione Soggiorno, Famiglia Sicura)

      La quota non comprende

      • Le tasse aeroportuali e di sicurezza (Euro 215 circa) e le tasse aeroportuali pagabili unicamente in loco • Eventuale introduzione di nuove tasse governative o aumenti delle stesse e aumenti del costo dei biglietti di ingresso ai vari siti di interesse turistico, parchi o riserve naturalistiche di cui non si è a conoscenza al momento della elaborazione delle quote • Bevande, mance e quant’altro non espressamente indicato.

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