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DURATA

21 giorni

PARTENZA DI GRUPPO CON ACCOMPAGNATORE DALL'ITALIA:
DAL 4 AL 24 AGOSTO 2019



UN VIAGGIO PER...

Un viaggio per chi desidera scoprire gli scenari che hanno fatto da sfondo al lento procedere delle carovane. L’itinerario è di grande interesse culturale, ma anche naturalistico: oltre alle antichissime testimonianze storico-artistiche e al misticismo dei luoghi sacri, sono i paesaggi dipinti del Danxia e le suggestioni del deserto con le sue dune che si rincorrono all’infinito a rendere insolito questo viaggio. Nuova e originale l’ultima tappa ad Almaty, anch’essa sulla Via della Seta. Partendo dal presupposto che la Via della Seta è un viaggio che effettua chi probabilmente ha già visitato Pechino, abbiamo escluso le visite nella capitale per una più approfondita scoperta di altri luoghi.


UN VIAGGIO CON

 

LA SPECIALISTA ARCHEOLOGA FRANCESCA VIRZI' ACCOMPAGNA LA PARTENZA DAL 4 AL 24 AGOSTO 2019

Francesca Virzì si laurea in Archeologia Tardo-Antica e Medievale presso l'Università di Cagliari e studia a Parigi per un progetto di Dottorato di Ricerca in co-tutela tra l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma e l 'École pratique des hautes études (Ephe) presso la sede della Sorbona. Da anni collabora con la Soprintendenza Archeologica di Roma e il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana della Città del Vaticano e ha partecipato a numerose missioni e campagne archeologiche in Italia e all’estero. La formazione e la passione archeologica l’hanno portata ad esplorare in particolare i paesi del Nord Africa, del Medioriente e del Sud Est Asiatico, ripercorrendo le strade segnate dal passaggio di civiltà gloriose. Per Il Tucano ha accompagnato diversi gruppi in vari Paesi svolgendo il ruolo di assistente culturale e archeologa.

Francesca Virzì fa parte dell'Associazione Culturale Flumen. 

Vedere il Nota bene 


 

I vostri alberghi 

 

Xining: Sofitel Xining 5*
Xiahe: Labrang Civil Aviation Hotel 4*
Langzhou: Crowne Plaza Hotel 4*
Wuwei: Jian Long Grand Hotel 4* Sup.
Badain Jaran: Temple Lake Hotel 3*
Zhangye: Qicai Hotel 4* Sup.
Jiayuguan: Holiday Plaza Hotel 4*
Dunhuang: Grand Silk Road Hotel 4*
Turpan: Road Lodges 4*
Urumqi: Grand Mercure Hualing Hotel 5*
Almaty: Voyage Hotel 4*
Altyn Emel: Aigai Kum o Altyn Emel Guesthouse 

Ad Altyn Emel non sono garantite le camere singole e i servizi igienici possono essere in condivisione.

 

Mezzi di trasporto

Minibus o bus a seconda del numero di partecipanti, treni, aerei, jeep 4 x 4 nel deserto, barche…. vengono utilizzati praticamente tutti i possibili mezzi di trasporto. Abbiamo previsto un trasferimento in treno veloce (250 km orari) da Liuyuan a Turpan. Lo spazio a bordo per i bagagli, per quanto adeguato, è piuttosto ristretto. Conviene portare con sé il minimo indispensabile contenuto possibilmente in sacche morbide facilmente trasportabili.

 

da sapere

Il viaggio prevede alcuni trasferimenti piuttosto lunghi, uno dei quali con treno veloce. Lo standard degli hotel è buono e ovunque abbiamo utilizzato i migliori hotel presenti. A Xiahe la sistemazione è più semplice ma comunque con tutte le comodità. Ad Altyn Emel le camere singole non sono garantite e i servizi igienici possono essere in condivisione. Un discreto spirito di adattamento è richiesto per affrontare le differenze culturali e climatiche; dove possibile abbiamo cercato di scegliere pasti che portino il viaggiatore a contatto con la cultura locale e le specialità del luogo, locali non per turisti ma per gli abitanti del luogo, addirittura case private. Nella zona di Xiahe l’altezza media è di 3000 metri sul livello del mare, Almaty si trova a 1700 metri e Urumqi solo a 800. Vi preghiamo di leggere con attenzione la nostra nota in calce all’itinerario. Per riservare i posti in treno è necessaria la copia del passaporto; prenotando il viaggio con largo anticipo, ci si assicurerà i posti migliori. Lo stesso accade per le grotte di Mogao.


quando partire...

Il periodo migliore va da maggio a ottobre. Le temperature registrate nel Gansu tra fine maggio e agosto vanno da minime intorno ai 9-14°C a massime sui 22°-26°C. Il clima nel deserto comporta una notevole escursione termica: nelle ore centrali della giornata fa molto caldo (una sosta all’ombra delle palme dopo il pranzo diventa particolarmente piacevole) e la sera è chiaro fino a tardi. Per approfondimenti sul clima nei vari periodi dell’anno, fare riferimento alla pagina “Il clima in Vicino Oriente, Asia Centrale e Cina”.


In questo viaggio il patrimonio UNESCO

- Il percorso della Via della Seta Chang’an - Tian Shan
- Le montagne colorate di Danxia
- La Grande Muraglia
- Le grotte di Mogao


Questo viaggio prevede le seguenti partenze di gruppo

  • Domenica, 04 Agosto 2019
  • CINA E KAZAKISTAN - DESERTI, MONTAGNE E CAPOLAVORI D’ARTE LUNGO LA VIA DELLA SETA

    Quote a partire da € 6.330 - 21 giorni
    LE GRANDI TRAVERSATE

    • Se innumerevoli sono le strade da percorrere, una sola tuttavia rimane, nell’immaginario comune, la via per eccellenza: la Via della Seta, una delle poche realtà comparabili di mondi lontanissimi eppur connessi fra loro dall’origine dei tempi, da sempre passaggio obbligato e punto d’incontro della cultura tra Oriente e Occidente. La Via della Seta si sviluppò sotto il periodo degli Han: la Cina, infatti, fino ad allora isolata per via delle montagne altissime, degli altopiani e dei deserti vasti e inaccessibili che la separavano dagli imperi e dalle civiltà occidentali, sotto gli Han iniziò a riconoscere il valore di quanto aveva da commerciare, in particolare la seta, la carta e la porcellana, che avrebbero cambiato le sorti del mondo occidentale. In antichità la seta era il tessuto più lussuoso, la cui lavorazione era un segreto gelosamente custodito; così iniziarono i contatti con i mercanti dell'Asia Centrale che, in cambio, fornivano alla Cina cavalli, bestiame, pellicce e altri materiali di lusso come avorio, giada e vetro, oltre a una grande quantità di prodotti sconosciuti: cetrioli, semi di sesamo, fichi, melograni e numerose altre piante o tecniche come la produzione del vino. Di fatto non esiste una sola Via della Seta, si tratta più che altro di un reticolo di più di 8.000 chilometri di itinerari terrestri, marittimi e fluviali, lungo i quali nell'antichità si erano snodati i commerci tra gli imperi cinesi e l'Occidente. Le vie carovaniere attraversavano l'Asia Centrale e il Medio Oriente, collegando Chang’an (oggi Xi'an), in Cina, all’Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente e il Vicino Oriente. Le diramazioni si estendevano poi a est alla Corea e al Giappone e, a Sud, all’India. La destinazione finale della seta era Roma, dove peraltro non si sapeva con precisione quale ne fosse l’origine (se animale o vegetale) e da dove provenisse. Altre merci altrettanto preziose viaggiavano in senso inverso, e insieme alle merci viaggiavano grandi idee e religioni (concetti fondamentali di matematica, geometria, astronomia in entrambi i sensi, manicheismo e nestorianesimo verso oriente e il buddhismo verso occidente). Noi proponiamo con questo viaggio di seguire il “Ramo settentrionale”, quello che partendo da Chang'an saliva in direzione nord-ovest attraversando l’attuale provincia cinese del Gansu fino a Dunhuang, importantissimo centro buddhista: lì si divideva in tre rami. Uno aggirava il deserto Taklamakan a sud, il secondo invece lo aggirava a nord ai piedi dei Tian Shan (Monti Celesti) per riunirsi a Kashgar. Il terzo ramo, invece, che è quello che percorriamo con il nostro viaggio, raggiunta Turpan attraversava i Tian Shan in direzione di Almaty (l’odierno Kazakistan). Tutti questi percorsi si riunivano poi nell’antica Sogdiana e da lì proseguivano attraverso quelli che oggi sono Uzbekistan, Afghanistan, Turkmenistan e Iran fino a Baghdad e poi fino al Mediterraneo.

       

      Giorno per giorno

       

      1° GIORNO
      ITALIA - PECHINO
      Partenza con volo di linea per Pechino, via Zurigo, dove l’arrivo è previsto il giorno successivo.

       

      2° GIORNO
      PECHINO – XINING – ESCURSIONE A TA’ER
      Dopo la prima colazione in aereo, una volta giunti al mattino presto a Pechino, operazioni doganali e proseguimento con il volo per Xining. Arrivo, trasferimento e sistemazione in hotel. Xining, situata a 2275 metri di altitudine, ha una storia di oltre 2100 anni; fu un importantissimo centro commerciale del corridoio di Hexi sulla carovaniera verso il Tibet. Nei tempi antichi venivano trasportati principalmente legname, lana e sale. Nel III secolo a.C. la città era chiamata Huangzhongdi e prese il nome attuale solo nel 1104. Xining cominciò a svilupparsi negli anni Cinquanta del XX secolo. Attualmente è il polo politico del Qinghai e uno dei maggiori centri industriali della Cina nord-occidentale. Nel pomeriggio ci rechiamo a Ta’er per la visita al monastero di Kumbum, che insieme a quello di Xiahe rappresenta un sito importantissimo della comunità tibetana. Qui nacque Tsongkhapa, il fondatore della setta dei Berretti Gialli. Il maestoso complesso, composto di 52 padiglioni e 9300 camere, ospita numerosi templi di grande fascino, il più importante dei quali è il Grande Padiglione delle Mattonelle Dorate. Il Kumbum è inoltre sede di quattro collegi monastici ed è da sempre considerato un importante centro di formazione religiosa. Il complesso è inoltre celebre per la sua ricca collezione di sculture, statue e oggetti religiosi, che rappresentano la testimonianza più autentica dell’arte e della cultura tibetana.
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      3° GIORNO
      XINING - XIAHE
      (350 km: 8 ore circa)
      Dopo la colazione di prima mattina partiamo per Xiahe con un lungo percorso, paesaggisticamente splendido, attraverso alte montagne (l’altezza media del percorso è di circa 2700-2800 metri). Si attraversano le verdi praterie, disseminate di accampamenti di nomadi che pascolano greggi di pecore e mandrie gli yak. Siamo al confine con il Plateau Tibetano e con la regione dell’Amdo. Lungo la strada si toccano caratteristici villaggi, con sosta per la visita del complesso monastico di Wutun a Tongren (Rebkong, in tibetano, 2600 metri) e dell’annessa scuola d’arte religiosa che, dopo gli immensi danni subiti durante la Rivoluzione Culturale, fortunatamente è rinata grazie alla pazienza di alcuni anziani maestri e rimane un riferimento per la produzione di “thangka”, le icone votive dipinte su seta o altri materiali. Si prosegue verso sud, sempre attraverso le montagne, lungo il corso del fiume, per giungere a Xiahe, situata a quasi 3 mila metri di quota ai bordi dell’altopiano tibetano, che ospita il monastero di Labrang, uno dei sei maggiori monasteri fuori dai confini del Tibet, nonché la più grande struttura buddhista dell’Amdo. Sistemazione in hotel.
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      4° GIORNO
      XIAHE
      Xiahe, nella cornice di una bella valle montana, è sede di un importante complesso di monasteri tibetani, secondo soltanto a quello di Lhasa, e molti tibetani vengono qui in pellegrinaggio indossando le loro vesti più vivaci ed eleganti. Passeggiare lungo i vicoli e tra i recinti del poderoso monastero di Labrang (Labuleng Si), fianco a fianco con i pellegrini in raccoglimento e i monaci fasciati nelle loro vesti fucsia, vi darà la sensazione di trovarvi in una dimensione quasi ultraterrena. L'attività religiosa ruota proprio intorno al monastero, uno dei sei più grandi monasteri tibetani dei Gelugpa (l'ordine dei Berretti Gialli del buddhismo tibetano); gli altri sono i monasteri di Ganden, Sera e Drepung nei pressi di Lhasa, Tashilhunpo a Shigatse e Kumbum (Ta’er Si) nella zona di Xining, nel Qinghai. Al mattino presto ci uniamo alla processione dei pellegrini che effettuano il kora (il circuito esterno) del monastero, circa 5 chilometri a piedi; più tardi visitiamo il monastero all’interno, con l’ausilio della guida di un monaco. Spesso sono visite un po’ frettolose, ma il monastero è bellissimo e tutti ne rimangono affascinati (all’interno dei templi non si può fotografare). Al termine della visita, si può rimanere al monastero e scoprirne qualche angolo per conto proprio. Nel pomeriggio, un breve percorso di una quarantina di chilometri ci porta nelle Ganja Grasslands: qui si aprono vaste praterie dove i tibetani portano al pascolo le loro mandrie di yak. D'estate questi magnifici pascoli ondulati si tingono delle più splendide tonalità di verde e si ammantano di fiori selvatici. Al termine delle visite rientro in hotel.
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      5° GIORNO
      XIAHE - LANZHOU
      (320 km: 6 ore circa)
      Dopo la colazione partiamo per Lanzhou. Ci fermiamo per pranzo brunch un pranzo leggero a Linxia, situata nella valle del fiume Daxia, un affluente del Fiume Giallo, dove la presenza della minoranza musulmana Hui è prevaricante. Un tempo chiamata Hezhou, è stata un importante snodo per i flussi carovanieri tra Cina e Medio Oriente. Quando, infatti, in epoca Song (960-1279) la dinastia dei Xia occidentali prese possesso del ramo settentrionale della Via della Seta, la cintura meridionale Didao-Hezhou-Xining acquistò una notevole importanza come via alternativa, trasformando le tre città in rinomati centri commerciali. È così che nella seconda metà del 1600 Linxia divenne un famoso polo religioso e culturale, tanto da guadagnarsi il soprannome di “piccola Mecca” cinese. Scendendo la vallata, con un percorso molto panoramico, caratterizzato da terrazzamenti ricavati su rilievi di loess, giungiamo al molo dove ci imbarchiamo su di una barca veloce (circa 40 minuti) per visitare il complesso di grotte buddhiste di Bingling Si, situate in una gola del Fiume Giallo le cui pareti sono alte circa 60 metri. Nel corso di 1600 anni schiere di artisti, appesi alle pareti per mezzo di funi, hanno realizzato 183 nicchie e sculture nella roccia porosa. Risparmiate al tempo della Rivoluzione Culturale, le grotte, rimaneggiate e restaurate più volte nel periodo Qin in cui iniziarono i lavori, furono poi terminate durante la fiorente dinastia Tang. Protagonista di questo scenario spettacolare è una statua del Maitreya seduto, alta 27 metri. Si torna indietro (altri 40 minuti di navigazione) e si prosegue via terra per Lanzhou, dove si arriva nel tardo pomeriggio. All’arrivo, sistemazione in hotel.
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      6° GIORNO
      LANZHOU - WUWEI
      (250 km: 4 ore circa)
      Lanzhou è il capoluogo della regione del Gansu, con una popolazione di più di 3 milioni di abitanti nell’area urbana; situata lungo la Via della Seta, ha sempre avuto un ruolo di capitale importanza giacché rappresenta il primo possibile attraversamento del Fiume Giallo e il punto di ingresso per il bassopiano detto corridoio dello Hexi, su entrambi i lati del quale si trovano alte montagne, deserti e altipiani che bloccavano i viaggiatori provenienti da nord e sud. La popolazione beneficiò degli scambi commerciali dell’area e fu influenzata da idee e religioni occidentali. Lanzhou e i suoi dintorni ospitano santuari e templi buddhisti, ma è presente anche una minoranza etnica musulmana che rappresenta il 9% di tutta la popolazione. L’eredità centenaria dei viaggi e dei commerci sulla Via della Seta è rappresentata dalle caverne del tempio di Bingling e dagli antichi templi e fortezze nel corridoio di Hexi. Visiteremo il Museo Regionale del Gansu, rinomato in patria e all’estero per le sue ricchissime collezioni di reperti legati alla cultura della regione, che comprendono fossili, ceramiche dipinte risalenti al Neolitico, preziosi manufatti delle dinastie Han e Tang, oggetti rinvenuti lungo il percorso della Via della Seta e opere d’arte buddhiste. Il fiore all’occhiello del museo è senz’altro il famoso “Cavallo Volante”, una splendida scultura in bronzo risalente all’ultima fase della dinastia Han, che raffigura un cavallo al galoppo in mirabile equilibrio su un solo zoccolo; considerata un impareggiabile capolavoro, quest’opera lascia ammirati per l’incredibile levità e la grazia. Nel pomeriggio partenza per Wuwei. Arrivo e sistemazione in hotel.
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      7° GIORNO
      WUWEI – DESERTO DEL BADAIN JARAN
      (260 km: 5 ore circa)
      Oggi visitiamo dapprima il famoso tempio Leitai Si di Wuwei, costruito sopra impressionanti bastioni di terra, all’interno dei quali nel 1969 furono rinvenute alcune tombe della dinastia Wei; da una di esse, alquanto spoglia, proviene la magnifica scultura in bronzo che abbiamo già ammirato nel museo di Lanzhou oggi nota come “Cavallo volante”, considerata uno dei simboli dell’arte cinese antica. La visita prosegue con il Tempio di Confucio (detto anche tempio Wen), eretto nel 1439 durante la dinastia Ming, composto da due padiglioni e situato in un bel giardino ornato da una pagoda ricostruita dopo il terremoto del 1927. Nel pomeriggio partiamo per il deserto del Badain Jaran, uno dei luoghi meno conosciuti del pianeta, dove sabbia e acqua convivono creando uno spettacolo della natura. Siamo a cavallo delle province di Gansu, della Mongolia Interna e di Ningxia, nel terzo più grande deserto del Paese, con i suoi 49.000 chilometri quadrati di superficie, una vera meraviglia ancora poco conosciuta al di fuori della Cina, lontana dalle rotte del turismo: un luogo da visitare assolutamente almeno una volta nella vita. Sistemazione in hotel.
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      8° GIORNO
      DESERTO DEL BADAIN JARAN
      Dopo una frugale colazione all’alba, partiamo per un’emozionante giornata in 4x4 per visitare i luoghi più significativi del deserto, che ha diverse particolarità rispetto agli altri deserti del Paese. Per prima cosa, qui si trovano le dune più imponenti della Terra, in grado di raggiungere i 500 metri di altezza. Qui si trova anche l’Everest, la duna più alta del mondo con i suoi 1670 metri di splendore. La forma delle dune cambia in base al vento, che da millenni modella il terreno dando forma a panorami che variano in continuazione. In lingua mongola Badain Jaran significa laghi misteriosi, perché tra una duna e l’altra si trovano circa 70 laghi, nonostante nella regione le precipitazioni siano pressoché assenti, il caldo insopportabile e la pioggia evapori prima di toccar terra. I laghi sono permanenti ed ancora oggi rimane un mistero come possano essere così diversi l’uno dall’altro, dalla salinità dell’acqua alla conformazione dei letti rocciosi e in ghiaia; molti sono alimentati da sorgenti sotterranee nate dallo scioglimento dei ghiacciai dei monti Qilian, che si trovano a centinaia di chilometri da qui e intorno ad alcuni si sono formate delle piccole oasi verdi, dove una modesta vegetazione cresce nonostante tutto, creando un effetto ancora più surreale. La salinità di alcuni potrebbe dipendere dalle rocce che l’acqua incontra lungo il suo percorso di emersione, ma queste rimangono solo supposizioni. Al termine delle visite rientro in hotel.
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      9° GIORNO
      DESERTO DEL BADAIN JARAN – ZHANGYE
      (220 km: 4 ore circa)
      Partenza per Zanghye. All’arrivo, visitiamo il Dafo-si, il tempio del Grande Buddha, costruito nel 1098, che ospita la più grande statua del Buddha Sakyamuni coricato di tutta la Cina. Il Buddha è lungo 34,5 metri e le spalle sono larghe 7,5 metri. Gli edifici e le decorazioni del tempio sono ben conservati. Si notano affreschi colorati che raffigurano storie tratte dal celebre "Viaggio in Occidente" e dal "Classico dei Mari e dei Monti" (Shanhai jing). Oltre alla statua del Buddha, nel piccolo adiacente museo si trovano più di 6.000 sutra donati dall'imperatore Yingzong della dinastia Ming: un tesoro di grande valore. Il tempio si apre su una bella piazza vivace e una via pedonale con negozi di antiquariato e souvenir. Terminiamo le visite della giornata con la Pagoda di legno. Sistemazione in hotel.
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      10° GIORNO
      ZHANGYE
      Di buon mattino partenza per la visita del complesso di Mati-si, le cui grotte buddhiste sono tra le più importanti in Cina, anche se le più famose sono le grotte di Mogao della vicina Dunhuang. Si trovano a circa 60 chilometri da Zhangye, incastonate sulle pendici delle montagne Lingsong. Le grotte di Mati-si fanno parte di un'area panoramica chiamata Mati Temple Scenic Area, che comprende le grotte, il tempio dei Mille Buddha, le grotte di Guanyin (ce ne sono tre: grotta superiore, media e bassa) e il tempio Jinta. Oltre a queste straordinarie costruzioni, il sito merita una visita anche per il panorama mozzafiato. La vista più suggestiva si ha ai piedi del tempio Mati-si, costruito a strapiombo su una parete e disposto su sette livelli. Tutta la struttura è scavata nella roccia e le varie sale sono collegate da corridoi esterni e cunicoli. Dall'esterno ricorda una pagoda ed è decorata con le caratteristiche bandiere di preghiera tibetane. Le vette dei monti Qilian innevate, il profumo di incenso e l'atmosfera di sacralità che si respira sono davvero suggestivi. Mati-si significa "tempio dello zoccolo di cavallo" e questo nome deriva da una leggenda legata all'origine del tempio e delle grotte, secondo la quale una divinità cavallo, decisa a scendere nel mondo dei vivi, lasciò un'impronta in questo luogo. Questa impronta è conservata all’interno del tempio come un vero tesoro e sia la montagna che il tempio furono rinominati dopo questo avvenimento. Secondo gli storici, le prime grotte furono costruite durante la dinastia Jin tra il IV e V secolo da alcuni monaci. Circa 19 delle grotte furono scavate durante la dinastia Yuan (1279-1368 d.C.), mentre le restanti durante le dinastie dei Sui Settentrionali, Xia Occidentali (epoca in cui fu costruito il tempio del Buddha Gigante di Zhangye), Ming e Qing. Nel pomeriggio visitiamo il Parco di Danxia. Zhangye ha da sempre attirato l’attenzione di studiosi e geologi per la particolarità di alcune formazioni rocciose chiamate danxia. L’area, di circa 50 chilometri quadrati, caratterizzata da queste rocce è nota al turismo come Monti Arcobaleno e negli ultimi anni è diventata una tappa fondamentale per chi viaggia lungo l’antica Via della Seta. Per la loro preziosità, le formazioni danxia di Zhangye sono diventate un parco geologico nazionale protetto. Il parco è diviso in sezioni, quella più famosa e spettacolare è sicuramente "Qicai danxia", i Monti Arcobaleno veri e propri, chiamati così per gli incredibili colori che li contraddistinguono. È un paesaggio dagli incredibili contrasti cromatici, caratterizzato da spettacolari formazioni di arenaria rossa, pilastri, torrioni e massi dalle forme insolite, lavorate dall’acqua e dal vento. Non è possibile visitare il parco da soli ed è necessario utilizzare le navette che vanno da una piattaforma panoramica all’altra. Dopo lo splendido calar del sole sulle formazioni rocciose, rientro in hotel.
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      11° GIORNO
      ZHANGYE - JIAYUGUAN
      (240 km: 3 ore circa)
      Dopo la colazione partenza per Jiayuguan attraverso l’ultima parte del corridoio dell’Hexi. All’arrivo, dopo il pranzo, ci rechiamo a visitare la Fortezza a guardia di un passo strategico nella valle del corridoio di Hexi. Il passo di Jiayuguan rappresenta l'estremità occidentale della Grande Muraglia di epoca Ming (1368-1644). Questa sezione attraversa il deserto del Gobi, arrampicandosi lungo i pendii delle montagne in un tratto soprannominato la Grande Muraglia Sospesa. Un tempo ultima guarnigione cinese alle porte dei deserti occidentali, oggi è trasformata in una sorta di luna-park che conserva pochissimi edifici originali (la Porta dell'Illuminazione e la successiva Porta della Conciliazione). Percorriamo poi un tratto della Grande Muraglia Sospesa, parte importante per la difesa del passo di Jiayuguan. Costruito in ghiaia e terra nell'anno 1539 durante la dinastia Ming, si estende per circa 11 chilometri e si trova 6 chilometri a nord-ovest del passo di Jiayuguan. Sistemazione in hotel.
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      12° GIORNO
      JIAYUGUAN – DUNHUANG
      (380 km: 6 ore circa)
      Stamane partiamo di buon mattino alla volta di Dunhang. La prima sosta è per la visita alle tombe Wei, risalenti al periodo compreso tra il 220 e il 420 d.C. (dinastie Wei e Jin Occidentali), che contengono pitture murali che rappresentano in modo vivido diverse attività sociali, la caccia, la coltivazione e i banchetti. Ci sono migliaia di tombe sparse nel deserto che dista 20 chilometri da Jiayuguan, ma attualmente soltanto una è aperta ai visitatori. Gli oggetti contenuti in alcune tombe si possono vedere anche presso il museo del forte. Ogni tomba ha due o tre camere, costruite in mattoni e collegate da corridoi pavimentati. La maggior parte dei dipinti murali nelle tombe riflettono gli sviluppi politici, culturali, militari e scientifici delle dinastie Wei e Jin, dando uno spaccato di questa antica società feudale. Proseguendo verso Dunhuang, lungo il percorso il paesaggio è molto suggestivo: a sinistra si vedono i monti Qilian con le cime innevate e a destra il deserto del Gobi. All’arrivo a Dunhuang, sistemazione nel magnifico hotel che si affaccia sulle dune. La fondazione di Dunhuang è strettamente collegata all’importante ruolo commerciale che la città ha rivestito per secoli lungo la Via della Seta poiché era sostanzialmente l’ultima oasi per i viaggiatori diretti in Occidente, prima della biforcazione della strada in due diramazioni necessarie per riuscire ad aggirare il temibile deserto di Taklamakan. A costruire i primi edifici furono proprio alcuni viaggiatori che, stanchi per il lungo viaggio, decisero di stabilirsi, realizzando in pochi anni fortezze, torri e templi ricavati nelle grotte. Con il passare degli anni Dunhuang cominciò ad accogliere un numero sempre maggiore di mercanti, ognuno dei quali ha lasciato la propria impronta su una delle città più cosmopolite dell’antichità. Dopo un po’ di relax, ci rechiamo al Mingsha Shan, dove il deserto si apre in un’oasi dando vita ad un paesaggio altamente suggestivo. Alla base di dune di sabbia di altezze colossali - la più alta raggiunge i 1715 metri - si trova uno splendido specchio d’acqua noto come Lago della Luna Crescente. Purtroppo questo è un luogo preso d’assalto dai turisti cinesi, quindi la nostra visita è ridotta al minimo indispensabile. Dopo cena assistiamo a uno spettacolo di luci e teatro vicino alle dune, raggiungibile a piedi dall’hotel. Lo spettacolo si svolge in 4 atti, proiettato in parte sulle dune, in parte sui muri dell’hotel e in parte su un vero palcoscenico; la tribuna con gli spettatori ruota alla fine di ogni atto in maniera da guardare verso il nuovo scenario.
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      13° GIORNO
      DUNHUANG – ESCURSIONE NEL PARCO NAZIONALE DI YARDANG
      Uno smisurato deserto di sabbia domina la verde Dunhuang. Chilometri di dune alte decine di metri sono interrotte all’improvviso dall’oasi della Luna Crescente, ma 160 chilometri a nord la prima impressione che si ha arrivando al Yardan National Geological Park è di trovarsi di fronte a una gigantesca flotta di navi pietrificate pronte a salpare per conquistare il deserto di Gobi. Settecentomila anni di erosione hanno creato questo ambiente straordinario che emerge da un lago prosciugato di oltre 400 chilometri quadrati. Avventurarsi tra le rocce di Yardang significa scoprire immense sculture naturali e incontrare – con una fantasia non troppo forzata – enormi templi ellenistici e animali esotici scolpiti dai capricci del vento. Ed è qui che si ha la percezione di avere finalmente scoperto l’altro lato del deserto dei Tartari che sotto Gengis Khan fondarono lo smisurato impero mongolo. Dedichiamo l’intera giornata alla visita del Parco Nazionale di Yardang.
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      14° GIORNO
      DUNHUANG - LIUYUAN - TURPAN
      Di prima mattina, dopo una colazione con vista sulle dune sulle quali si affaccia il nostro hotel, ci rechiamo a visitare le grotte di Mogao, le più importanti del loro genere: costituiscono infatti uno dei più straordinari patrimoni di arte buddhista del mondo. Nel momento di massimo splendore il sito ospitava ben 18 monasteri, oltre 1400 monaci e monache, innumerevoli artisti, traduttori e calligrafi. La data cui si fa risalire la prima caverna è il 366 d.C., mentre successivamente alcuni mecenati, soprattutto mercanti e importanti burocrati, contribuirono alla creazione di nuove grotte. Le grotte più antiche sono chiaramente indiane, per stile e iconografia. Tutte hanno una colonna centrale, che rappresenta uno stupa, intorno alla quale i fedeli compiono un circuito in preghiera. L’arte di questo periodo è caratterizzata dal tentativo di ritrarre la spiritualità di coloro che avevano trasceso il mondo materiale, così le statue di epoca Wei sono figure slanciate ed eteree, con lineamenti finemente cesellati e teste più grandi rispetto ai corpi. Il periodo di massimo splendore dell’arte rupestre coincise con la dinastia Tang (618-907 d.C.), quando grazie all’espansione della Cina verso ovest fino al lago Balkash e all’odierno Kazakistan, un flusso di mercanti stranieri e persone di varie religioni si riversò in città. Le tecniche pittoriche e scultoree si affinarono notevolmente, con importanti sviluppi dal punto di vista estetico, in particolare il cambiamento nella rappresentazione di Guanyin da divinità maschile a femminile, e la comparsa degli apsara volanti. La fine della dinastia Tang segnò il declino dell’economia nella zona di Dunhuang, che ebbe ripercussioni anche sull’arte. Le tecniche dei dipinti divennero più semplici e le figure rappresentate più piatte. L’entrata è strettamente controllata, tanto che generalmente vengono aperte solo 20 grotte a rotazione. Dopo pranzo, trasferimento alla stazione ferroviaria di Liuyuan e partenza in treno per Turpan. Arrivo, trasferimento e sistemazione in hotel.
      Pensione completa. 

      Nota bene:

      Prima di visitare le grotte di Mogao vengono proiettati due filmati: uno sulla storia della Via della Seta e uno sulle grotte di Mogao (su schermo a 360°); i filmati sono in cinese e vengono distribuite le cuffie con diversi canali di lingue tra cui inglese e francese (non presente l’italiano). Prendiamo quindi lo shuttle bus interno per visitare le grotte principali con guida in lingua inglese (obbligatoria). Non si può fotografare. È possibile che le visite del deserto e delle grotte siano invertite a causa della grande affluenza di visitatori.
      All’arrivo a Turpan, per uscire dalla stazione, occorre percorrere due rampe di scale e non vi è servizio di facchinaggio.

       

      15° GIORNO
      TURPAN
      Situata a 154 metri sotto il livello del mare, Turpan è la seconda depressione al mondo dopo quella del Mar Morto ed è la località più calda della Cina. Ciò nonostante, le vie del centro sono incantevoli isole pedonali ombreggiate da pergolati, ideali per trovare riparo dal caldo. Nonostante il fatto che a Turpan non piova praticamente mai, l’oasi è verdissima poiché è irrigata con 475 canali karez (simili ai qanat persiani) per un totale di 5000 chilometri di canalizzazioni che convogliano sotto terra le acque provenienti dal disgelo dei ghiacciai dei monti Bongdashan, la cui vetta raggiunge i 5445 metri. È un sistema di canalizzazioni, pozzi di ispezione, piccoli serbatoi, che danno la vita all’intera oasi che per questo, in pieno deserto del Taklamakan, è grande produttrice di ottima frutta e di uva, che in genere viene lasciata a seccare sulle piante e viene venduta come frutta secca. Vi sono poi gli ottimi meloni e moltissima verdura fresca. La nostra prima visita è proprio ai canali karez, per poi proseguire con una breve gita “fuori porta” per visitare il particolare e non turistico villaggio di Toyugou che offre un'ottima occasione di conoscere la vita e l'architettura uigure tradizionali. Per secoli Toyugou (Tuyoq) è stata meta di pellegrinaggi di devoti musulmani che sostengono che sette viaggi qui equivalgono a uno alla Mecca. La meta dei pellegrini è il mazar, la simbolica tomba del primo musulmano uiguro, circondata da terrapieni sulla collina sopra il villaggio. Al villaggio pranzeremo con una famiglia uigura. Le visite proseguono con la moschea in stile afghano di Emin Suleiman, con il bellissimo minareto fatto costruire dal governatore di Turpan, Emin Hoja, nel 1777. Il minareto rappresenta una delle più belle costruzioni che si possano ammirare nello Xinjiang. Di pianta circolare, è decorato con semplici e austeri motivi di mattoni: un bel contrasto con il verde lussureggiante dei vigneti che lo circondano. Le visite della giornata terminano con l’antica città di Jiaohe (Yarkhoto), antica capitale dello stato di Chesi, una vera meraviglia architettonica tutta costruita in adobe (paglia e argilla) nascosta nella valle di Yarnaz. Con una storia di 2300 anni, si erge su una collinetta di loess tra due fiumi. Il sito è particolarmente suggestivo al tramonto.
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      Nota bene: Le visite di Turpan possono essere effettuate in ordine diverso.

       

      16° GIORNO
      TURPAN - URUMQI
      (200 km: 2 ore e mezza circa)
      Dopo la colazione, di buon mattino, partiamo per Urumqi. La gradevole strada fiancheggia le Montagne Fiammeggianti, che sembrano davvero lingue di fiamme multicolori. Sono stati immortalati da un classico della letteratura cinese, “Il viaggio in Occidente”, dove vengono paragonati a un inferno montuoso che il monaco Tripitaka riesce ad attraversare solo grazie all'aiuto del suo compagno di viaggio Sun Wukong (lo Scimmiotto), che si procura un ventaglio magico per spegnere le fiamme. Vedendo queste alture si capisce da dove tragga ispirazione il romanzo, che è il resoconto in chiave fantastica e simbolica del viaggio di Xuan Zang, un pellegrino di epoca Tang, che percorse circa 5000 chilometri per andare e tornare dall'India in cerca di testi sacri buddhisti. Visitiamo il sito di Astana, l’antica necropoli della poco lontana Gaochang, dove si trovano molte tombe, purtroppo poche delle quali aperte al pubblico e dove non si può fotografare. La visite proseguono con Gaochang, l’antica Kocho, dove gli uiguri costretti a lasciare la Mongolia si stabilirono, abbandonando il loro stile di vita nomade per dedicarsi all’agricoltura. Molti abbracciarono dapprima la fede buddhista per poi convertirsi definitivamente all’Islam nel XVI secolo. A bordo di una navetta elettrica, visitiamo questa antica città, iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco. Inizialmente costruita come guarnigione nel I secolo, punto nevralgico della Via della Seta, fu abbandonata nel XIV secolo a causa di un dissidio tra l’aristocrazia mongola e gli uiguri del posto. I resti sono ancora impressionanti e suggestivi, con strade perpendicolari tra di loro e materiali da costruzione principalmente in adobe. Nove porte sono situate ai punti cardinali: tre a sud e due in ogni altra direzione. Il tempio situato a sud-est consiste in una torre poligonale ed in una grotta, dove rimangono pregevoli affreschi. Proseguimento per Urumqi, di fatto anch’essa un’oasi, dove però le carovane di cammelli e la vita sonnolenta sono da tempo dimenticate a causa dello sviluppo promosso dal Potere Centrale cinese che ne ha voluto rafforzare il ruolo di bastione strategico nella Cina occidentale. All’arrivo, sistemazione in hotel.
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      17° GIORNO
      URUMQI – ALMATY
      Dopo la colazione visitiamo il Museo Nazionale della Regione Autonoma del Xinjiang in cui, tra molti altri reperti della Via della Seta, sono esposte anche delle mummie rinvenute nel deserto, appartenenti alla razza indoeuropea, assurte a simbolo del movimento di indipendenza uigura del 1990. Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto e partenza con il volo per Almaty, ultima tappa della nostra Via della Seta. Il Kazakistan vanta oltre 3000 anni di storia e i deserti e le steppe fra il Mar Caspio e la Cina sono stati attraversati per secoli da popoli nomadi e da mercanti in viaggio sulla Via della Seta. La vecchia capitale, Almaty, si trova presso le rovine di Almatu, un’oasi sulla Via della Seta distrutta dai mongoli, e rimane il principale centro commerciale, sociale e culturale del Paese, oltre ad essere una delle più interessanti creazioni sovietiche in Asia Centrale. Arrivo e sistemazione in hotel.
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      18° GIORNO
      ALMATY – PARCO NAZIONALE ALTYN EMEL
      (270 km: 4 ore e mezza circa)
      Partenza alla volta della zona che i mercanti sulla Via della Seta si trovavano davanti dopo aver faticosamente superato il Tian Shan. Ci dirigiamo verso il cuore del Parco Nazionale di Altyn Emel: istituito nel 1996 per preservare la natura della regione; esteso su una superficie di 4600 chilometri quadrati tra il fiume Ili e la catena montuosa Ak-Tau, è formato da un territorio prevalentemente roccioso e desertico che ospita circa 70 specie di mammiferi, tra cui lo stambecco siberiano e una rara specie di gazzella. Una delle attrattive del parco, che offre variopinti panorami di aliena bellezza, è costituita dalle cosiddette “dune che cantano”: una bellezza tutta naturale custodita fra le montagne del Tian Shan; qui, fra le steppe, sorgono degli enormi cumuli di sabbia che raggiungono anche i 150 metri d'altezza. Dei “muri” contro cui si scontra il vento, generando insoliti suoni. Quando il clima è asciutto le dune emettono un suono molto simile a quello dell’organo in una chiesa, ma anche il movimento appena percettibile dei granelli di sabbia che scivolano lungo il pendio è in grado di provocare vibrazioni simili a quelle delle maracas. E tutto viene esaltato dalle favorevoli condizioni geografiche circostanti, che fanno da cassa di risonanza, amplificando il suono e facendolo sentire anche a chilometri di distanza. Le dune sono una delle principali attrazioni del Parco Nazionale di Altyn-Emel: una zona mistica e poco conosciuta, su cui abbondano le leggende. Alcuni sostengono addirittura che il grande conquistatore mongolo Gengis Khan venne sepolto proprio sotto le dune del Tian Shan e che i suoni che si sentono siano tutt'oggi i lamenti del suo potente spirito. Arrivo e sistemazione in guesthouse.
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      19° GIORNO
      PARCO NAZIONALE ALTYN EMEL - CHARYN CANYON - ALMATY
      Lungo il percorso di rientro ad Almaty facciamo sosta nel canyon di Charyn, all’interno dell’omonimo Parco Nazionale. Lunga 150 chilometri e in alcuni punti profonda 300 metri, la fenditura assomiglia al celebre Gran Canyon del Colorado sia per i rutilanti colori delle arenarie, sia per l’aspetto tormentato delle formazioni rocciose. Una sezione del canyon particolarmente suggestiva è la cosiddetta Valle dei Castelli (Dolina Zamkov), dove pinnacoli e torrioni di roccia scolpiti dagli eventi atmosferici assomigliano alle rovine di antiche fortezze. La storia del canyon comincia 12 milioni di anni fa, quando il fiume iniziò ad erodere lentamente la roccia; gli strati più bassi sono i più antichi e sono di rocce vulcaniche, mentre quelli superiori sono costituiti da detriti accumulatisi col tempo. Un tempo le pareti erano ricoperte di vegetazione, che tuttavia non ha resistito ai cambiamenti climatici ed ora si possono vedere solo dei tronchi fossili. Il canyon ospita lucertole, serpenti, lepri selvatiche, volpi e marmotte. Arrivo ad Almaty e sistemazione in hotel.
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      20° GIORNO
      ALMATY
      Dopo la colazione visita della città, situata ai piedi delle montagne più settentrionali della catena del Tian Shan e un tempo nota col nome di Alma Ata; fondata dai cosacchi nel 1854 come avamposto militare, divenne durante l’epoca sovietica un importante nodo ferroviario e centro industriale, sede di università e di un’Accademia delle Scienze. Nel 1991 venne firmato qui il trattato che pose fine all’Unione Sovietica e istituì la Comunità degli Stati Indipendenti; quello stesso anno Almaty divenne la capitale della Repubblica del Kazakistan e rimase tale fino al 1997, quando il titolo fu conferito alla città di Astana. Almaty è comunque ancora oggi la più popolosa metropoli del Paese. Attraversiamo dapprima la zona più moderna della città, con la via Al-Farabi lungo la quale si trovano i negozi alla moda. Raggiungiamo poi la celebre Cattedrale ortodossa dell’Ascensione, detta anche Cattedrale Zenkov dal nome del costruttore. Realizzato nel classico stile russo tra il 1904 e il 1907, interamente in legno e senza uso di chiodi, l’edificio sopravvisse con danni minimi al catastrofico terremoto che nel 1911 rase al suolo la città. L’edificio sacro sorge nel bel Parco Panfilov, intitolato ai soldati di un’unità di fanteria che nel 1941 morirono combattendo contro i nazisti alle porte di Mosca. Ci spostiamo poi nel Bazar Verde, il pittoresco mercato ortofrutticolo cittadino, e raggiungiamo infine una fattoria di cacciatori con il falco, dove apprenderemo i misteri di questo antico metodo di caccia. Al termine delle visite rientriamo in hotel.
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      21° GIORNO
      ALMATY - ITALIA
      Poco dopo la mezzanotte, trasferimento in aeroporto e partenza con il volo di rientro in Italia, via Francoforte. Arrivo in Italia nel primo pomeriggio.


      PARTENZE DI GRUPPO

      Quote individuali con assistenza di accompagnatore dall’Italia a partire da 10 partecipanti:

       PARTENZE 2019

      In doppia

      Supplemento 
      singola

       Dal 4 al 24 Agosto
       con accompagnatrice Francesca Virzì

      € 6.330,00

      € 980,00

      Quota garantita fino al 31/5/19

      PRENOTANDO ENTRO QUESTA DATA, SI AVRÀ LA GARANZIA CHE LA QUOTA NON SUBIRÀ VARIAZIONI A SEGUITO DELL’AUMENTO DELLE TARIFFE AEREE. PER ULTERIORI INFORMAZIONI, VI INVITIAMO A LEGGERE LE PAGINE “PRENOTARE IN ANTICIPO CONVIENE...”  CLICCANDO QUI 

       

      Cambio applicato: 1 USD = 0.8472 EUR / 1 RMB = 0.12769 EUR

       

       

      La quota comprende

      • I passaggi aerei internazionali con voli di linea Lufthansa (tariffa speciale gruppo: vedere paragrafo alla pagina Informazioni Generali), 20 kg di franchigia bagaglio • I voli interni a tariffa speciale riconfermabile solo all’atto della prenotazione/emissione dei biglietti, 20 kg di franchigia bagaglio • Tutti i trasferimenti con veicoli con aria condizionata adeguati al numero di partecipanti, jeep ad uso esclusivo nel Badain Jaran, barche in condivisione per alcune visite • Sistemazione negli hotel indicati in apertura al tour • I pasti dettagliati nel programma • Visite ed escursioni come da programma • Ingressi durante le visite guidate • Tasse locali • Assistenza di personale locale qualificato e di guide locali parlanti inglese in Cina e di guida locale parlante italiano in Kazakistan • Assistenza di accompagnatore dall'Italia a partire da 10 partecipanti • Assicurazione “Multirischi” (Annullamento Viaggio, Bagaglio, Assistenza alla Persona e Spese Mediche, Interruzione Soggiorno, Famiglia Sicura). 

       

      La quota non comprende

      • Visto di ingresso in Cina (Euro 155) • Le tasse aeroportuali e di sicurezza (Euro 470 circa) e le tasse aeroportuali pagabili unicamente in loco • Eventuale introduzione di nuove tasse governative o aumenti delle stesse e aumenti del costo dei biglietti di ingresso ai vari siti di interesse turistico, parchi o riserve naturalistiche di cui non si è a conoscenza al momento della elaborazione delle quote • Eventuali tasse locali per filmare o fotografare • Bevande, mance e quant’altro non espressamente indicato. 

       

      Nota bene

      • Anche in queste zone remote sono giunti i venti di cambiamento che soffiano sulla Cina odierna, portando grandi trasformazioni. In alcuni luoghi è sbarcato purtroppo il turismo cinese e non mancano frotte di cinesi Han, incuranti della cultura, dell’ambiente e delle tradizioni locali, spesso poco rispettosi secondo i canoni occidentali. Capirete che questa è la ragione per la quale lasciamo relativamente poco tempo in alcuni luoghi, come a Dunhuang, o a Jayuguan, ultimo baluardo della Grande Muraglia. Proprio a causa di questa grande affluenza di turismo locale, molte visite si svolgono ancora “tradizionalmente” con la guida che spiega e illustra le attrazioni del luogo, ma altre sono state sostituite da “percorsi” con filmati introduttivi e cuffie con descrizione in varie lingue, dove le guide non possono spiegare; le visite ai diversi siti, sia religiosi che archeologici o nei parchi naturali/deserti, sono tutte strettamente organizzate; in ogni sito si entra passando per un Centro Visitatori, dove ci sono biglietteria, servizi, negozi di souvenir, bookshop e in qualche caso piccoli musei. Tutte le persone che entrano sono tenute ad accodarsi ai tornelli e attendere pazientemente; nella maggior parte dei siti si lascia il proprio pullman al parcheggio e si prosegue con navette shuttle. Inutile sottolineare che il numero di turisti, per lo più cinesi, è altissimo; per dare un'idea dell'afflusso turistico basti pensare che a Dunhuang, in un sito come quello delle dune di Mingsha Hills intorno al Lago della Luna Crescente, sono venduti 200.000 biglietti al giorno, tutti i giorni dell'anno. Il fascino di molte località è seriamente compromesso. Ma certamente l'industria turistica in Cina, nel corso degli ultimi anni, è diventata una macchina formidabile. Alcuni luoghi del monastero di Labrang di Xiahe hanno chiuso la visita al pubblico e la visita interna del monastero è condotta da un monaco ad ore fisse, ma può risultare un po’ frettolosa.

      • Se per motivi non imputabili alla sua volontà, l’accompagnatore specialista non potesse condurre il viaggio – a titolo esemplificativo per motivi di malattia o altro legittimo ed improcrastinabile impedimento – provvederemo ad assegnare un altro accompagnatore con analoga specializzazione. Qualora non fosse disponibile, assegneremo uno dei nostri migliori accompagnatori professionisti.

       Lo specialista al seguito dei gruppi è lo studioso, il ricercatore, il docente universitario che garantisce l'assistenza scientifica e un importante supporto culturale offrendo ai viaggiatori le chiavi per cogliere le forme di un paesaggio o decifrare siti e rovine archeologiche, per avvicinare e interpretare le peculiarità culturali, storiche e linguistiche di un Paese.

       

       

       

       

       

       

       

       

       

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