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DURATA

16 giorni


UN VIAGGIO PER…

La ricchezza culturale del Messico, la bellezza degli aspri paesaggi del Nord con i suoi canyon dove vivono i Tarahumara, le città coloniali e i “Pueblos Magicos” dove si respira la storia e le architetture sono splendidamente preservate. Un viaggio ricco di sorprese per chi desidera andare oltre le mete più battute.


I VOSTRI ALBERGHI

Città del Messico: Hotel Geneve 4*
Chihuahua: Hotel Encore 4*
Creel: Hotel La Estación 4*
Batopilas: Hotel Real de Minas 4*
Divisadero: Hotel Mirador 5*
Cerocahui: Hotel Misión 4*
El Fuerte: Hotel Posada del Hidalgo 5*
Queretaro: Hotel Misión San Gil 4*
San Miguel Allende: Hotel Misión San Miguel de Allende 4*
Guanajuato: Hotel Misión Guanajuato 4*
Zacatecas: Hotel Misión Argento Zacatecas 4*
San Luis Potosí: Gran Hotel Concordia 4*

 

MEZZI DI TRASPORTO

Vetture e minibus con aria condizionata.


 

DA SAPERE

Il programma di visite è intenso ma il viaggio non presenta difficoltà. Alcune località (Cerocahui, Creel, Città del Messico, Guanajuato, Zacatecas) si trovano ad un’altitudine compresa fra i 2000 e i 2400 metri, arrivando ai 2700 metri di Real de Catorce.


 

QUANDO PARTIRE…

Il viaggio può essere effettuato in primavera, estate e autunno. La zona di Chihuahua, della Sierra Tarahumara e degli altopiani centrali presenta una forte escursione termica tra il giorno e la notte. Per approfondimenti sul clima nei vari periodi dell’anno, fare riferimento alla pagina “Il Clima”.


 

IN QUESTO VIAGGIO IL PATRIMONIO UNESCO

- La città di Guanajuato e le sue miniere
- Il centro storico di Zacatecas
- I monumenti storici di Queretaro
- San Miguel de Allende
- Il “Camino Real Tierra de Adentro”


 

 

Questo viaggio prevede le seguenti partenze di gruppo

  • Giovedì, 05 Novembre 2020
  • MESSICO - LE CITTA' DELL’ARGENTO E LA BARRANCA DEL COBRE

    Quote a partire da € 3.940 - 16 giorni

    • Un Messico diverso, meno conosciuto ma altrettanto spettacolare. È il Grande Nord messicano, una trama di canyon, deserti punteggiati di cactus dove le rocce assumono tutte le sfumature dell’ocra e città fantasma dove si respira ancora un’atmosfera quasi da frontiera. A nord lo stato di Chihuahua, teatro delle vittorie della leggendaria “Divisiòn del Norte” di Pancho Villa durante la rivoluzione messicana, è diviso dall’Oceano Pacifico dalla Sierra Tarahumara che racchiude la Barranca del Cobre, il Canyon del Rame. Un gigantesco labirinto di canyon più grandi e più profondi del Grand Canyon del Colorado che ancora oggi rappresentano una delle aree naturali più incontaminate dell'America Settentrionale. Un paesaggio praticamente immutato dalla primavera del 1541, quando arrivarono quassù pochi dispersi conquistadores al seguito della spedizione di Coronado che cercava le mitiche città d'oro di Cibolla. Più tardi i gesuiti si sono fermati un po' di più, giusto il tempo di imporre alcuni rudimenti di cristianesimo ai recalcitranti Tarahumara, il più importante popolo indigeno a nord di Città del Messico, e dietro di loro sono arrivati i minatori, protagonisti di una corsa all’oro durata secoli. Ancora oggi la Barranca del Cobre è attraversata solo dal “Ferrocarril Chihuahua al Pacifico”, una delle più spettacolari ferrovie del mondo. Paesaggi che ricordano quelli in cui si muovevano i protagonisti dei film western o Tex Willer, ricchi di ecosistemi che vanno da montagne e altipiani quasi alpini a paesaggi subtropicali in fondo a canyon scolpiti da fiumi e torrenti impetuosi. Strettamente legato a questo Messico di “Tierras Altas” della Sierra Madre è l’antico “Camino Real Tierra de Adentro”, la strada con cui l’oro e l’argento delle miniere raggiungevano Città del Messico per poi essere imbarcate a Veracruz sui galeoni, un itinerario scandito ancora oggi dal romantico fascino di città coloniali da cui è arrivata la ricchezza che ha trasformato l’Europa. Le Città dell’Argento, nate per difendere le carovane d'oro e argento da indiani e banditi, oggi sonnecchiano all'ombra di teatrali architetture coloniali, luoghi irripetibili di una geografia dell’ “alma mexicana”. Questo itinerario ne toccherà alcune tra le più belle, valorizzate dal Messico come “Pueblos Magicos”, angoli di una Spagna che non esiste più dove la luce prende i colori accesi dalle facciate, testimoni di un’incredibile saga di avventurieri che nel giro di pochi anni accumulavano, e spesso perdevano, ricchezze inimmaginabili. Storie e leggende vecchie di secoli sembrano ancora vive dietro massicci portoni che nascondono i patios inondati di bouganvilles di un Messico dove architettura, shopping e locali di grande charme diventano un perfetto contraltare ai paesaggi incontaminati del Grande Nord.

       

      Giorno per giorno

       

      1° GIORNO
      Italia - Città del Messico
      Partenza con volo di linea per Madrid. Proseguimento con il volo per Città del Messico, dove l’arrivo è previsto in serata. Trasferimento e sistemazione in hotel. Cena e pernottamento.

       

      2° GIORNO
      Città del Messico - Chihuahua
      Trasferimento in aeroporto e partenza con il volo per Chihuahua, capitale dello stato omonimo e moderna città industriale. Arrivo, trasferimento e sistemazione in hotel. Nata come centro minerario in un territorio di frontiera popolato solo dagli Apaches, Chihuahua è stata per secoli poco più che un avamposto spagnolo nel cuore di montagne e deserti semispopolati ma ricchi di minerali preziosi. Molti viaggiatori la considerano solo una tappa prima di raggiungere in treno la Barranca del Cobre ma Chihuahua merita una visita, anche per il ruolo importante che ha avuto nella storia messicana : dal tempo della Guerra di Indipendenza contro la Spagna quando il più importante capo degli insorti, il leggendario padre Miguel Hidalgo, venne incarcerato e giustiziato proprio a Chihuahua, al tempo della Rivoluzione Messicana quando Pancho Villa ne fece il suo quartier generale. Una storia rievocata dai murales all’interno del neoclassico Palazzo del Governo nella centrale Plaza de Armas, dominata dalla facciata barocca della cattedrale. Del periodo prerivoluzionario rimane la testimonianza di Quinta Gameros, un eclettico edificio in stile Secondo Impero francese e art-nouveau, proprietà di una ricca famiglia di proprietari di miniere. Oggi è sede del Museo Regional de Chihuahua dedicato alle culture preispaniche del nord, ma conserva anche eleganti vetrate colorate e mobili originari. Quinta Luz, oggi ʺMuseo Historico de la Revoluciòn Mexicanaʺ, raccoglie invece l’arredamento e molti oggetti appartenuti al ʺCentauro del Norteʺ, il leggendario generale rivoluzionario Pancho Villa che in realtà si chiamava Doroteo Arango e che qui nel 1914 aveva stabilito il suo quartier generale. Dopo la morte di Villa un furibondo scontro legale tra le sue numerose vedove finì con la vittoria di Luz Corràl, da cui la casa ha preso l’attuale nome (ʺQuintaʺ significa casa di campagna), che la abitò fino alla morte nel 1982. Tra le molte testimonianze la più drammatica è l’automobile Dodge crivellata di colpi in cui Villa e le sue guardie del corpo vennero assassinati nel 1923. Prima colazione e pernottamento.

       

      3° GIORNO
      Chihuahua - Creel
      (258 km: 3 ore e mezza circa)
      Al mattino presto trasferimento alla stazione ferroviaria e partenza con il treno per Creel. Prima colazione a bordo del treno. Per esplorare la Barranca del Cobre il mezzo di trasporto per eccellenza, quasi sempre l’unico, è il ʺFerrocarril Chihuahua al Pacificoʺ, una delle ferrovie più famose del mondo, nata per collegare miniere e allevamenti dello stato di Chihuahua ai porti sul Pacifico. Un progetto ambizioso, realizzazione del sogno un po' folle di Albert Owens, utopista e fondatore di una colonia "socialista" a Topolobambo, completato solo nel 1961 dopo ottantanove anni, una rivoluzione e la costruzione di 86 gallerie e 39 ponti, quando il primo convoglio ferroviario raggiunse il porto di Los Mochis sul mare di Cortés. Da Chihuahua il treno inizia il suo lungo viaggio per attraversare la Sierra Madre e dopo Ciudad Cuhautemoc, centro agricolo dove vivono molti memnoniti, protestanti radicali originari dell’Olanda, inizia a risalire le valli della Sierra Tarahumara serpeggiando tra boschi di conifere fino a raggiungere Creel a oltre duemilatrecento metri di altezza. La località più importante fra Chihuahua e Los Mochis, che prende il nome da Enrique Creel, figlio di un ʺgringoʺ e governatore di Chihuahua, ancora oggi rappresenta un importante centro di collegamento e rifornimento per chi vive tra queste montagne ma è anche diventata una base per escursioni e trekking tra i canyon della Barranca del Cobre, a partire dalla vicina Valle de los Hongos, la “Valle dei Funghi” caratterizzata da insolite concrezioni rocciose che, oltre a improbabili e giganteschi funghi di pietra ricordano animali, cavalli e rane scolpiti dall'erosione di rocce vulcaniche che risalgono a oltre 20 milioni di anni. Sempre vicino a Creel il lago Arareco è uno specchio d’acqua circondato da conifere lungo 3 chilometri che riflette il blu del cielo mentre la piccola missione di San Ignacio ricorda il tempo dei primi missionari gesuiti che si erano spinti tra queste montagne per evangelizzare i Tarahumara che ancora oggi vivono in rancherias, fattorie isolate tra le montagne: presenze rarefatte che si materializzano all'improvviso lungo i sentieri o all'ombra delle foreste di conifere che ogni tanto si spalancano su strapiombi profondi oltre mille metri. Sistemazione in hotel. Prima colazione e pernottamento.

       

      4° GIORNO
      Creel - Batopilas
      (136 km: 5 ore circa)
      Al mattino partenza per Batopilas. La Barranca del Cobre non va vista solo dai finestrini del treno, come fanno molti turisti frettolosi, per viverla bisogna scendere in fondo ai canyon e respirare un orizzonte infinito di boschi di conifere, identico a quello che scoprirono gli occhi di gesuiti e ʺgambusinosʺ, i minatori accecati dalla sete sfrenata d’oro e argento. Qualcuno ha fatto fortuna, molti sono rimasti qui per sempre in cimiteri sperduti dove sole, vento e qualche cavallo solitario sono gli unici compagni per l’eternità. Montagne che sembrano gigantesche torri di pietra dominano sette chilometri di una strada incollata a una montagna, definita “la discesa più vertiginosa del Nord America”, un ottovolante di tornanti che raggiungono milleseicento metri più in basso il fondo del Canyon de la Bufa. Una barranca dei sogni perduti, un canyon arido e punteggiato di cactus che sembra uscito da un western e raggiunge un grappolo di case immerse in un languido clima tropicale tra manghi, banani e papaye: è Batopilas, il “luogo delle acque chiuse” in lingua Tarahumara, fondata nel 1708 dall'esploratore spagnolo José de la Cruz che aveva scoperto ricchi giacimenti minerari. La ʺbonanzaʺ, la corsa all’oro, durò fino all’inizio del secolo scorso rendendo Batopilas così ricca che qui l'elettricità arrivò prima che in molte grandi città, ma con l’esaurimento dei filoni minerari e l’imperversare di ʺbandolerosʺ, i banditi, all’epoca della Rivoluzione Batopilas venne quasi abbandonata, Oggi è un posto speciale dove riaffiora un fascino da Old West, solo che qui, a differenza delle città-fantasma degli Stati Uniti, gli abitanti sono reali e non comparse a orario fisso. Oltre ai buchi neri delle miniere abbandonate, solo qualche bifora e la torre in adobe di un assurdo palazzo neogotico, l’hacienda Sheperd, ricordano questi sogni d’argento pieni di storie di ordinaria follia, proprio come quella di Alexander Shepard, il leggendario re dell'argento. Dalla sua hacienda controllava migliaia di minatori mentre interminabili carovane di muli trasportavano per centinaia di chilometri il prezioso minerale fino alle casseforti delle banche di Chihuahua, sogno proibito di ogni bandito della Sierra Tarahumara. Viaggiavano lungo impossibili mulattiere strappate ai fianchi della montagna, le stesse su cui era arrivato il pianoforte con cui il ʺgringoʺ aveva portato la musica a Batopilas, e le stesse su cui era tornato in patria dentro una bara. Pochi chilometri oltre il paese la catedral perdida di Satevò costruita dai gesuiti in fondo a un canyon testimonia un’altra follia, quella di una grande chiesa edificata in mezzo al nulla, in attesa di fedeli che non arriveranno mai. Forse doveva servire per i volti di pietra dei Tarahumara, ma “Gli indios cercavano di stare il più lontano possibile dai padri - scriveva il gesuita belga José Neumann - per praticare liberamente i propri vizi”. Sistemazione in hotel. Prima colazione e pernottamento.

       

      5° GIORNO
      Batopilas – Creel – Divisadero
      (268 km: 6 ore e mezza circa)
      Da Batopilas la strada che ritorna a Creel ripercorre un paesaggio subtropicale dominato dal Cerro Siete Pisos, la “montagna dei sette piani“ come i suoi strati geologici, dove la sommità è spesso coperta di neve mentre in basso i cactus sono le uniche forme di vita. Nuovamente sull’altopiano si ritorna a Creel per riprendere il treno e raggiungere lo spartiacque di Divisadero, a 2240 metri di altezza, attraversando uno dei tratti più spettacolari della ferrovia. A Divisadero, l’unico punto della ferrovia da cui si può ammirare uno straordinario balcone naturale affacciato su un labirinto di canyon, molti turisti sostano solo per i pochi minuti di fermata del treno, ma questo è un luogo che va vissuto quando il treno è ripartito e il tempo si ferma, vivendo l’esperienza straordinaria di un universo di roccia e di abissi. Luci e forme delle montagne cambiano con il passare delle ore, soprattutto all’alba e al tramonto quando le creste sottili delle ʺbarrancasʺ scavate da milioni di anni d'erosione si stagliano drammaticamente contro il nero della montagna. Ogni tanto, nel buio della notte, solo qualche luce tremolante lungo pareti apparentemente inaccessibili rivela una rancheria abitata dai Tarahumara. Una breve passeggiata lungo i fianchi del canyon porta a una delle ultime grotte ancora abitate dai Tarahumara, una tradizione unica di nomadismo verticale e di adattamento a un ambiente naturale estremamente difficile che fino a pochi anni fa li faceva vivere in estate in capanne di legno sugli altipiani e d’inverno in fondo alle ʺbarrancasʺ per sopravvivere al freddo e alla neve. I Tarahumara, considerati un popolo straordinario da viaggiatori e antropologi, sono famosi anche per la loro capacità di correre nell’aria rarefatta delle montagne, e infatti il loro vero nome è Raramuri, “i corridoriʺ, tanto per ricordare agli altri, turisti e messicani, che il loro sport preferito è correre per giorni su e giù per i canyon. "È la vita moderna ad essere arretrata rispetto a loro, non sono i Tarahumara ad essere arretrati rispetto al mondo d'oggi", scriveva negli Anni Trenta del secolo scorso lo scrittore francese Antonin Artaud nel suo libro «Al paese dei Tarahumara», affascinato da un mondo che trovava radicalmente altro, aiutato anche dal peyote, il cactus allucinogeno utilizzato in molti rituali Tarahumara. Sistemazione in hotel, situato in spettacolare posizione in cima al canyon. Mezza pensione che include la cena.

       

      6° GIORNO
      Divisadero – Bauichivo - Cerocahui
      Oltre a escursioni a cavallo e trekking, Divisadero offre l’irresistibile attrazione della piedra volada, un masso sospeso sugli abissi della Barranca del Cobre che oscilla, in tutta sicurezza, camminandoci sopra. Nell’Adventure Park invece sono possibili molte attività, da pagare direttamente in loco, da una teleferica a una via ferrata e a molte altre possibilità, soggette a eventuali limitazioni per il vento o per altre condizioni atmosferiche sfavorevoli. Da Divisadero il ʺFerrocarril Chihuahua al Pacificoʺ riprende la sua corsa fino a raggiungere la stazione di Bahuichivo, da dove un antico Camino Real raggiunge Cerocahui, un pugno di case dominato dalla vecchia missione dove si respira un’aria di frontiera e che oggi è un’ottima base per esplorare i labirinti di voragini della Barranca del Cobre. Cerocahui venne fondata nel 1680 da Juan Maria Salvatierra, un gesuita milanese di origini spagnole famoso anche come primo colonizzatore della California. Salvatierra, insieme a pochi altri gesuiti che si erano addentrati tra queste montagne, riuscì a farsi accettare dai Tarahumara, da sempre ostili a ogni tentativo di evangelizzazione. Un’esperienza durata pochi decenni perché nel 1767 i gesuiti vennero espulsi da tutti i territori dell’impero spagnolo, ma le tracce della loro evangelizzazione riaffiorano nel sincretismo della complessa e affascinante visione religiosa dei Tarahumara, soprattutto durante i riti della Settimana Santa, quando per giorni centinaia di Tarahumara con i corpi dipinti dei colori rituali si riuniscono nei luoghi più remoti della Barranca del Cobre, ballando senza interruzione giorno e notte, perché proprio la danza è l’elemento chiave della loro cosmogonia religiosa. Sistemazione in hotel. Pensione completa.

       

      7° GIORNO
      Cerocahui - Bahuichivo - El Fuerte
      (Da Cerocahui a Bahuichivo 17 km; da Bahuichivo a El Fuerte 220 km, 4 ore e mezza circa)
      Cerocahui è anche la base per una delle escursioni più spettacolari della Barranca del Cobre che raggiunge il Cerro del Gallego, un balcone panoramico affacciato su una parete a strapiombo e una vista a perdita d’occhio sulla Barranca de Urique, il canyon più profondo dell'intero sistema che domina l’antica città mineraria di Urique e le pigre anse color caffelatte del rio Urique, milleottocento metri più in basso. Più in alto le aquile volano in grandi circoli sfruttando le correnti d'aria, sentinelle silenziose di una natura in cui flora e fauna diversissime convivono in numerosi ecosistemi, dagli orsi bruni degli altipiani alla vegetazione sub-tropicale dei gironi più profondi scavati da fiumi impetuosi costellati da cactus di ogni forma e dimensione, dai grandi "candelabri" al soton, la cosiddetta "spugna del deserto", assurdo e altissimo stelo che spunta da un rachitico ciuffo d' erba. Ritornati a Cerocahui si raggiunge di nuovo la stazione di Bahuichivo per riprendere il treno e iniziare la discesa verso il Pacifico in un susseguirsi di gallerie, ponti e paesaggi spettacolari, sfiorando vagoni-campamentos pieni di fiori in cui vivono le famiglie dei ferrovieri e serpeggiando lungo muraglie di alberi tra cui barbaglia l'argento dei torrenti, mentre il tramonto accende le montagne in modo teatrale. Le ultime vallate cedono il passo alla pianura dove sorge El Fuerte, una cittadina coloniale nata come avamposto spagnolo alla fine di un antico Camino Real dove arrivavano le carovane di muli cariche dei tesori della Sierra Madre. Sistemazione in hotel, ricavato da un’antica abitazione coloniale. Mezza pensione che include il pranzo.

       

      8° GIORNO
      El Fuerte - Los Mochis - Città del Messico - Queretaro
      (Da El Fuerte a Los Mochis 85 km, 2 ore circa; da Città del Messico a Queretaro 207 km, 3 ore e mezza circa)
      Trasferimento all’aeroporto di Los Mochis e partenza con il volo per Città del Messico, da cui in due ore di autostrada si raggiunge Queretaro, prima tappa di un itinerario che tocca le più affascinanti città legate ai Baroni dell'argento sgranate lungo l'antico ʺCamino Real de la Tierra Adentroʺ che collegava le ricchissime miniere della Sierra Madre alla capitale. Sorte spesso come posti di tappa lungo le strade dell'arido altopiano per difendere le carovane di muli cariche d'oro e argento da assalti di indiani e banditi, oggi sono diventate l’affascinante scenario teatrale di un Messico romantico e coloniale che sovente ricorda un impasto vintage di Spagna e Provenza, un mondo sgranato lungo la Sierra Madre e vigilato da santi e angeli di pietra che dalle facciate barocche delle chiese sembrano ancora proteggere gli abitanti. Arrivo a Queretaro, capitale dello stato omonimo e una delle più ricche e monumentali città coloniali della Nueva España, e sistemazione in hotel. Il cuore coloniale della città, Patrimonio dell’Umanità dal 1996, conserva un importante centro storico caratterizzato da eleganti palazzi e chiese barocche che convive felicemente con la nuova anima industriale di una città tre volte capitale del Messico. Oggi il gorgogliare delle fontane sembra il sottofondo perfetto di un'architettura che danza in un sogno barocco popolato di grandi arcate, enigmatiche cariatidi, facciate in pietra rosata e contrafforti da cui si affacciano putti in pietra dai tratti indigeni. Qui spesso si è deciso il destino del Messico, a partire dall’inizio del XIX secolo quando una borghesia creola che delle grandi ricchezze minerarie aveva visto solo le briciole, ha dato inizio alla Guerra di Indipendenza dalla Spagna guidata da personaggi a metà tra gli avventurieri e gli idealisti. Da Miguel Hidalgo, protagonista della rivolta e parroco della vicina Dolores, a Doña Josefa Ortiz vero motore, come spesso in questo paese di fragili machos e ferrigne virago, dell’insurrezione antispagnola. Nel 1867, sempre a Queretaro, Massimiliano d’Asburgo che si era arreso a un presidente di origine indigena, lo zapoteco Benito Juarez, venne processato e fucilato sul Cerro de las Campanas, la collina che domina la città. Sempre a Queretaro nel 1917 venne promulgata la Costituzione nata dalla Rivoluzione e due anni dopo fu fondato il Partido Revolucionario Istitucional, il PRI che per circa settant’anni ha dominato ininterrottamente la vita nazionale. Mezza pensione che include la cena.

       

      9° GIORNO
      Queretaro – San Miguel de Allende
      (65 km)
      Mattinata dedicata alla visita di Queretaro. In Plaza de Armas o Plaza de la Independencia, intatto angolo di Spagna coloniale, sorge l’antico palazzo del rappresentante del re di Spagna, il corregidor, che risale al XVIII secolo e oggi è la sede del governo dello stato. Una targa ricorda che sua moglie, la Corregidora Doña Josefa Ortiz, riuniva qui, nel posto più improbabile, i cospiratori antispagnoli. Di fronte la settecentesca Casa de Ecala ha una facciata in pietra chiara e balconi in ferro battuto mentre sulla piazza principale si affaccia la Chiesa di San Francisco con affreschi trompe l’oeil, ceramiche spagnole sulla cupola e il campanile più alto della città. Santa Rosa de Viterbo è la più bella chiesa barocca di Queretaro con i suoi elaborati retablos barocchi, i ricordi di Massimiliano d’Asburgo comprendono invece il Teatro della Repubblica dove venne condannato a morte e il Convento de la Santa Cruz a dieci minuti dal centro, dove c’è la sua cella. Non lontano da Queretaro il Pueblo Magico di San Miguel de Allende, adagiato lungo il fianco di una collina, è l’erede della ʺnoble y leal ciudad de San Miguel el Grandeʺ, sperduto avamposto lungo l’antico ʺCamino Real de la Tierra Adentroʺ e patria dell’eroe delle guerre di Indipendenza Miguel Allende. Oggi, con un’ultima felice metamorfosi si è trasformato in un buen retiro per molti scrittori, pittori e poeti che hanno messo radici a San Miguel, o hanno pensato bene di morirci come Neal Cassidy protagonista del mitico On the road di Jack Kerouac, travolto da un treno nel 1968 mentre camminava sui binari della ferrovia per Celaya. Una ʺgringolandiaʺ chic dove i grandi conventi sono diventati istituti culturali e molti palazzi ospitano antiquari, ristoranti e alberghi di charme. Arrivo e sistemazione in hotel. L’edificio icona di San Miguel è il campanile in stile gotico della Parroquia de San Miguèl Arcàngel, opera di uno scalpellino autodidatta del diciannovesimo secolo, affascinato dalle stampe europee di cattedrali irte di guglie e pinnacoli. Tra gli edifici più belli la Casa del Mayorazgo de la Canal, un’elegante commistione di barocco e neoclassico, e chiese come San Francisco, Nuestra Señora de la Salud e l’Oratorio di San Felipe Neri che nasconde un’elaborata cappella barocca ricoperta di ceramiche, le talaveras di Puebla. La grande cupola della chiesa de la Concepciòn, ispirata dall’Hôtel des Invalides di Parigi, appartiene a un convento che ospita la Scuola di Bellas Artes e conserva un murale incompiuto di Siqueiros. In calle Hernandez la Casa del Inquisidor precede di poco la Prigione dell’Inquisizione. Mezza pensione che include la cena.

       

      10° GIORNO
      San Miguel de Allende - Dolores Hidalgo - Guanajuato
      (Da San Miguel de Allende a Dolores Hidalgo 44 km, 45 minuti circa; da Dolores Hidalgo a Guanajuato 57 km, un’ora e un quarto circa)
      Partenza per Dolores Hidalgo, un altro Pueblo Magico, famoso per le sue tradizionali ceramiche ma soprattutto per il suo ruolo durante la Guerra di Indipendenza del Messico perché qui il 16 settembre 1810 il parroco Miguel Hidalgo ne annunciò l’inizio suonando a distesa la campana della parrocchia di Nuestra Señora de Dolores che conserva intatta una slanciata facciata churrigueresca, uno stile barocco caratteristico dell’architettura coloniale messicana. La casa dove visse Hidalgo, il Museo Casa de Hidalgo, raccoglie oggetti personali e documenti dell’eroe dell’indipendenza. La strada che attraversa la Sierra de Santa Rosa raggiunge Guanajuato, Patrimonio dell'Umanità UNESCO, forse la più bella delle città coloniali, amata dai messicani ma poco conosciuta da molti turisti. Fondata nel 1552, Guanajuato diventò rapidamente una delle più ricche città minerarie del mondo nonostante una posizione impossibile, aggrappata a un canyon sulle rive di un fiume che spesso straripava. Nello spazio di una generazione ricchezze smisurate diedero origine a un’architettura in pietra rosata di palazzi e grandi chiese, costruite secondo la leggenda popolare con malta impastata di polvere d'argento. Per capire la magia di Guanajuato bisogna salire  al tramonto al belvedere dove sorge il monumento al Pipila, un minatore sacrificatosi durante la liberazione della città dagli spagnoli, quando Guanajuato si trasforma in un grande presepe. Giù in basso il cuore di Guanajuato batte nel Jardin de la Uniòn, un piccolo Zocalo triangolare alberato affollato di caffè con la chiesa di San Diego e il Teatro Juarez, uno dei più famosi del Messico. Più in alto, accanto all’università, si alza l’imponente chiesa de la Compañia, mentre la cattedrale di Nuestra Señora de Guanajuato conserva la più antica immagine cristiana del Messico, una Madonna in legno del VII secolo donata da Filippo II nel 1557. Il Museo casa Diego Rivera è la casa natale di un artista che gli abitanti di una delle città più conservatrici del paese hanno preferito ignorare a lungo, mentre nel Callejón del Beso, considerato il vicolo più stretto del mondo, impazzano i selfies di coppia. Nella Plaza de San Roque, dominata dall’omonima chiesa barocca, si svolge ogni anno un importante festival teatrale e il massiccio edificio dell’Alhondiga de Granaditas, un antico granaio, ricorda il massacro di soldati e civili fedeli alla Spagna uccisi dai rivoluzionari, ricambiati l’anno dopo dagli spagnoli che appesero agli angoli dell’edificio le teste dei principali leader rivoluzionari. Poco lontano dal centro, accanto a una delle miniere più famose, la Valenciana, sorge l’omonima chiesa, una delle più ricche e spettacolari di Guanajuato che nasconde dietro una slanciata facciata churrigueresca tre altari ricoperti da lamine d'oro e un pulpito è impreziosito da gusci di tartaruga. A Guanajuato il particolare e unico rapporto dei messicani con la morte ha  dato anche vita al Museo de las Momias, oltre un centinaio di mummie frutto di processo di mummificazione naturale che affascina. Sistemazione in hotel. Mezza pensione che include la cena.

       

      11° GIORNO
      Guanajuato – Zacatecas
      (296 km: 4 ore circa)
      Proseguendo verso nord in un paesaggio sempre più desertico si raggiunge una delle più belle e meno visitate città coloniali, Zacatecas. Arrivo e sistemazione in hotel. Zacatecas è la porta d’ingresso al Grande Nord messicano con la sua architettura di chiese e palazzi in delicata pietra rosata dominata dalle eleganti torri gemelle di una delle più belle cattedrali del Messico. La sua splendida facciata churrigueresca in cantera, la delicata pietra rosata, è popolata da angeli e santi barocchi. In Plaza de Armas l’imponente Palacio de Gobierno del XVIII secolo fronteggia il Palacio de Justicia conosciuto come Palacio de la Mala Noche per una leggenda legata a un proprietario di miniere deciso a suicidarsi dopo essersi rovinato, ma salvato proprio nella fatidica mala noche dalla scoperta di una ricca vena d’argento. Vicino alla barocca Chiesa di Santo Domingo, il Museo Pedro Coronel è stato fondato dall’omonimo pittore e scultore che ha lasciato alla città un’eclettica collezione d’arte di opere di Picasso, Mirò, Chagall, Kandinski e Goya, sarcofagi egiziani, maschere della Nuova Guinea e una biblioteca di oltre duemila volumi. Più tormentata la storia dell’ex-chiesa di San Agustìn, costruita nel XV secolo e oggi centro culturale, ma utilizzata addirittura come bordello nel XIX secolo e recuperata nel 1882 da missionari presbiteriani nordamericani che per eliminarne l’aspetto “eccessivamente cattolico“ sostituirono la sua elaborata facciata con una minimalista parete bianca. Nella centrale avenida Hidalgo si susseguono l’antico mercato Gonzalez Ortega del 1880 in ferro battuto e il Teatro Calderòn; il vero gioiello di Zacatecas è però lo splendido Museo Rafaèl Coronel nell’ex convento di San Francisco che ospita una straordinaria collezione di oltre duemila maschere rituali di tutto il Messico. Sotto terra si trova il labirinto di gallerie e voragini scavate a forza di braccia sotto la città coloniale della miniera El Edèn, mentre dal Cerro de la Bufa, la collina che domina la città, un monumento a Pancho Villa ricorda la più decisiva vittoria della Division del Norte. L’eleganza di Zacatecas rivela però tutta la sua seduzione quando la luce dei lampioni trasforma il centro storico in uno scenario teatrale al suono dei tamburi di una callejonada, una tradizione che risale a quando i minatori ricevuta la paga facevano il giro di amici e parenti per offrire da bere e che oggi tengono viva irreprensibili impiegati di banca e studenti. Mezza pensione che include la cena.

       

      12° GIORNO
      Zacatecas – escursione a La Quemada
      (260 km: 3 ore circa tra andata e ritorno)
      Non lontano da Zacatecas, Chicomostoc, più conosciuto come La Quemada, è un importante sito archeologico sviluppatosi tra il 300 e il 1200 d.C. su un’arida collina con vista su una pianura semidesertica. Per la sua grande distanza dagli altri centri precolombiani La Quemada ha dato luogo a ipotesi molto differenti tra storici e archeologi: per alcuni studiosi era un avamposto militare della grande città-stato di Teotihuacàn, per altri un centro purepecha contro invasori nomadi chichimecas o un centro commerciale tolteco. Più probabilmente La Quemada era la capitale di un popolo indigeno locale, ma qualunque sia stata la sua origine intorno al 350 d.C. era diventata un centro politico, religioso e soprattutto commerciale sulle vie che univano il nord a Teotihuacàn, un crocevia militare e commerciale da cui transitavano minerali, sale, ossidiana, conchiglie e persino il sacro peyote, il cactus allucinogeno utilizzato nelle cerimonie religiose. A partire dal 700 d.C. La Quemada diventò soprattutto un importante centro militare, testimoniato da imponenti mura di fortificazione che però non evitarono nel 1100 un incendio da cui il nome La Quemada, “La Bruciata”, dopo un probabile attacco di popolazioni nomadi. Oggi il sito archeologico presenta differenti piattaforme lungo la collina con resti di edifici cerimoniali e un’architettura realizzata con pietre di origine vulcanica. L’edificio principale, di cui non si conosce la funzione, è la cosiddetta Sala delle Colonne, con undici colonne che un tempo raggiungevano i cinque metri di altezza e probabilmente sostenevano un soffitto. Ritorno a Zacatecas e tempo libero per esplorare la città coloniale o per un pò di shopping. Sistemazione in hotel. Mezza pensione che include la cena.

       

      13° GIORNO
      Zacatecas - Real de Catorce - San Luis Potosì
      (Da Zacatecas a Real de Catorce 309 km, 3 ore e mezza circa; da Real de Catorce a San Luis Potosì 254 km, 3 ore e 20 minuti circa)
      La strada prosegue verso nord fino a Matehuala da cui parte una lunga pista di pietra che si arrampica in un paesaggio western costellato di cactus fino quando la Sierra de Catorce si chiude come una muraglia. Sul fianco della montagna si apre improvvisamente il tunnel Ogarrio (lungo 2,5 km), dove due veicoli non possono incrociarsi, l’unica via di accesso a Real de Catorce, una spettacolare e unica città-fantasma mineraria nel cuore di un aspro paesaggio di montagne dove ogni anno gli indios Huicholes compiono un pellegrinaggio di centinaia di chilometri scandito da complessi rituali, per cercare il peyote, il cactus allucinogeno che cresce sul vicino monte Wìrikuta, il luogo sacro dove sono nati i loro dei. A Real de Catorce palazzi e strade lastricate, ultima testimonianza di un’incredibile corsa all’oro, quando aveva raggiunto i quarantamila abitanti e tenori famosi si esibivano nel teatro locale. Oltre a un edificio dove un tempo sorgeva la zecca, Real de Catorce conserva un piccolo anfiteatro di pietra dove un tempo si svolgevano le peleas de gallos, i combattimenti dei galli, a testimonianza della ricchezza di Real de Catorce. Con il crollo del prezzo dell’argento e la Rivoluzione la città venne quasi abbandonata; da allora a Real abitano poche centinaia di persone perdute nel cuore della montagna, grazie a un'immagine miracolosa di San Francesco che richiama pellegrini da tutto il Messico, e più recentemente grazie anche al peyote che sulle orme dei libri di Castanêda ha attirato qui per anni varia umanità in cerca di "viaggi". Adesso però stranieri e messicani innamorati dei silenzi ovattati della sierra stanno lentamente iniziando a ripopolare questo Pueblo Magico, diventato famoso anche come location di film come Puerto Escondido, tratto dal bellissimo libro di Pino Cacucci, o Amore senza sicura (The Mexican) con Brad Pitt e Julia Roberts. Real però non ha bisogno di effetti speciali, basta la luce della montagna che dopo il tramonto si trasforma in un buio assoluto. Ridiscendendo lungo i rettilinei infiniti della strada che punta verso sud si raggiunge poi la città coloniale di San Luis Potosì. Sistemazione in hotel. Mezza pensione che include la cena.

       

      14° GIORNO
      San Luis Potosì - Città del Messico
      (414 km: 5 ore e mezza circa)
      Mattinata dedicata alla visita di San Luis Potosì, capitale dello stato omonimo, il cui nome è una disinvolta sintesi tra San Luigi re di Francia e le ricche miniere di Potosì in Bolivia, un auspicio di sfrenata prosperità perché la citta venne fondata ufficialmente nel 1592, sul luogo dove già sorgeva una missione francescana, come centro di rifornimento per le miniere d’oro e argento del vicino Cerro de San Pedro. San Luis Potosì fu anche sede del governo repubblicano guidato da Benito Juarez durante l’invasione francese ai tempi di Massimiliano d’Asburgo, imperatore fantoccio messo sul trono messicano da Napoleone III, ma la città giocò un ruolo importante anche al tempo della rivoluzione messicana. Oggi oro e argento sono un ricordo del passato ma San Luis Potosì, che rimane un importante centro industriale e agricolo, mantiene una sua eleganza vintage da gran dama un po’ decaduta grazie al suo centro storico. L’architettura, anche se non è spettacolare come a Guanajuato o Zacatecas, è un piacevole mix di stili dal barocco al neoclassico, fino all’eclettismo, tra strade pedonali e piazze a partire dal Jardin Hidalgo, la piazza principale dominata dalla cattedrale. L’edificio più spettacolare è però la chiesa del Carmen con la sua facciata churrigueresca affollata di angeli e santi che riflettono il sincretismo culturale delle maestranze indigene, cui fa da contraltare all’interno un Camarín de la Virgen con un imponente altare d’oro. Un palazzo del XVII secolo, dopo essere stato un ospedale e una scuola, è stato trasformato da un intelligente restyling nel Museo Federico Silva, uno dei più importanti scultori messicani le cui opere, insieme a mostre di arte contemporanea, interagiscono con le architetture originali. Il Museo Nacional de la Máscara, oltre a un’affascinante collezione di maschere cerimoniali di tutto il mondo, racconta l’evoluzione delle maschere precolombiane del Messico. Nel primo pomeriggio partenza per Città del Messico. Arrivo e sistemazione in hotel. Mezza pensione che include la cena.

       

      15° GIORNO
      Città del Messico - Italia
      Prima colazione. Trasferimento aeroporto e partenza con il volo di rientro in Italia, via Madrid.

       

      16° GIORNO
      ITALIA
      Arrivo in Italia nel tardo pomeriggio.


      Partenze di gruppo MINIMO 12 PARTECIPANTI

      Quote individuali con accompagnatore dall'Italia o specialista:

      PARTENZE 2020

      In doppia

      Supplemento 
        singola 
      dal 05 al 20 novembre (*) 

       € 5490,00

       € 1150,00

      (*) QUOTE E DATE SONO SOGGETTE A RICONFERMA, RIVOLGERSI AI NOSTRI UFFICI


      Quote dei servizi a terra e tariffe aeree valide fino al 30/11/19

       Cambio applicato: 1 USD = 0,8472 EUR

      LA QUOTA COMPRENDE

      ● I passaggi aerei internazionali con voli di linea IBERIA da/per Milano (tariffa speciale di gruppo), 23 kg di franchigia bagaglio ● I trasferimenti con vetture o minibus bus a seconda del numero di partecipanti ● Sistemazione negli alberghi indicati in apertura al tour ● I pasti dettagliati nel programma ● Visite ed escursioni come da programma ● Ingressi durante le visite guidate ● Assistenza di un accompagnatore locale parlante italiano durante tutto il tour e di guide locali parlanti italiano in ogni località durante le visite guidate ● Assistenza di guida locale parlante italiano e accompagnatore dall'Italia a partire da 12 partecipanti ● Assicurazione “Multirischi” inclusa (Annullamento Viaggio, Bagaglio, Assistenza alla Persona e Spese Mediche, Interruzione Soggiorno, Famiglia Sicura)

      LA QUOTA NON COMPRENDE

      ● Le tasse aeroportuali e di sicurezza (Euro 330 circa) e le tasse aeroportuali pagabili unicamente in loco ●  Eventuale introduzione di nuove tasse governative o aumenti delle stesse e aumenti del costo dei biglietti di ingresso ai vari siti di interesse turistico, parchi o riserve naturalistiche di cui non si è a conoscenza al momento della elaborazione delle quote ● Bevande, mance e quant’altro non espressamente indicato.

      NOTA BENE SUGLI  HOTEL PER I VIAGGI DI GRUPPO:  Informiamo che in talune destinazioni  con scarsa capacità ricettiva,  le sistemazioni potrebbero essere previste in piccole strutture  che non hanno camere tutte uguali e della stessa categoria.  In questi casi, l’assegnazione verrà effettuata tenendo conto della data di prenotazione.

       

      NOTA BENE

      • Se per motivi non imputabili alla sua volontà, l’accompagnatore specialista non potesse condurre il viaggio – a titolo esemplificativo per motivi di malattia o altro legittimo ed improcrastinabile impedimento – provvederemo ad assegnare un altro accompagnatore con analoga specializzazione. 

       Lo specialista al seguito dei gruppi è lo studioso, il ricercatore, il docente universitario che garantisce l'assistenza scientifica e un importante supporto culturale offrendo ai viaggiatori le chiavi per cogliere le forme di un paesaggio o decifrare siti e rovine archeologiche, per avvicinare e interpretare le peculiarità culturali, storiche e linguistiche di un Paese.

       

       

      Partenze per individuali 

      Con assistenza di guide locali (voli intercontinentali esclusi):

        PARTECIPANTI

      In doppia

      Supplemento
        singola

       Base 5/7 partecipanti

      € 3940,00

      € 1150,00

       Base 3/4 partecipanti

      € 4590,00

      € 1150,00

       Base 2 partecipanti

      € 5990,00

      € 1150,00


      Supplemento guida parlante itaiano dal 2° all'8° giorno: SU RICHIESTA

      Quote dei servizi a terra e tariffe aeree valide fino al 30/11/19

      Cambio applicato: 1 USD = 0,8472 EUR


      La quota comprende
      ● I trasferimenti con vetture o bus a seconda del numero di partecipanti ● Sistemazione negli alberghi indicati in apertura al tour ● I pasti dettagliati nel programma ● Visite ed escursioni come da programma ● Ingressi durante le visite guidate ● Assistenza di guida locale parlante inglese, dal 2° all'8° giorno e di guida locale parlante italiano dal 9° al 15° giorno ● Assicurazione “Multirischi” inclusa (Annullamento Viaggio, Bagaglio, Assistenza alla Persona e Spese Mediche, Interruzione Soggiorno, Famiglia Sicura)

      La quota non comprende
      ● I voli intercontinentali  Le tasse aeroportuali e di sicurezza (Euro 330 circa) e le tasse aeroportuali pagabili unicamente in loco ● Eventuale introduzione di nuove tasse governative o aumenti delle stesse e aumenti del costo dei biglietti di ingresso ai vari siti di interesse turistico, parchi o riserve naturalistiche di cui non si è a conoscenza al momento della elaborazione delle quote ● Bevande, mance e quant’altro non espressamente indicato.

      NOTA: per le partenze individuali la tariffa aerea sarà fornita al momento della prenotazione.

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