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DURATA

16 giorni

 


UN VIAGGIO PER…

Per scoprire civiltà famose come quella azteca, non solo negli splendidi musei di Città del Messico ma anche in siti archeologici meno conosciuti, in una panoramica delle civiltà precolombiane del Messico centrale, dagli Zapotechi ai Totonachi. Un itinerario che fonde storia e cultura con i paesaggi di un altipiano dominato dai grandi vulcani, tra siti archeologici persi in una vegetazione lussureggiante come El Tajin e città coloniali come Oaxaca, con i suoi artigiani che ogni giorno ricreano il mondo con i colori e le forme della loro fantasia. Alla ricerca dei luoghi dove la Conquista spagnola, iniziata cinque secoli fa proprio in Messico dai conquistadores di Cortés, ha cambiato per sempre la storia del mondo, e dell’Europa.


UN VIAGGIO CON…

 

Enrico Martino, fotografo e giornalista, dopo anni di reportages politici e sociali ha scelto di raccontare il mondo attraverso reportages di viaggio. Più che collezionare nuovi paesi preferisce ritornare nei luoghi che lo intrigano di più, soprattutto l’America Latina e il Messico, che conosce probabilmente più di casa sua. Ha pubblicato alcuni libri, di cui due sul Messico, e molti reportages su riviste italiane e straniere. Collabora con Il Tucano Viaggi ideando e accompagnando splendidi itinerari, nonché scrivendo articoli sul “Giornale del Viaggiatore”.

Vedere il Nota bene

 


I VOSTRI ALBERGHI

 Città del Messico: Hotel Geneve 4*
Cuernavaca: Hotel Racquet Cuernavaca 4*
Puebla: Hotel Colonial De Puebla 4*
Xalapa: Hotel Misión Veracruz 4*
Veracruz: Hotel Emporio Veracruz 4*
Oaxaca: Hotel La Noria Centro Histórico 4*

 

MEZZI DI TRASPORTO

Minibus dotato di aria condizionata.


 

DA SAPERE

Un viaggio intenso e appassionante per comprendere non solo la complessità delle culture precolombiane, ma anche le tradizioni e l’etnografia. Partendo da Città del Messico con il suo straordinario patrimonio artistico che scopriremo grazie a visite approfondite dei suoi musei e luoghi-chiave della storia, raggiungeremo città dalla variopinta architettura coloniale e suggestive rovine precolombiane, alcune ancora poco note. Conosceremo un Messico dalle mille sfaccettature, impregnato di storia, archeologia, folclore, colore e magia. Le strade sono scorrevoli; due giornate di lunghi trasferimenti. 


QUANDO PARTIRE…

Il viaggio è effettuabile tutto l’anno; i mesi migliori sono da novembre ad aprile. Sugli altopiani, al di sopra dei 1800 metri, si verifica una notevole escursione termica tra il giorno e la notte. Per approfondimenti sul clima nei vari periodi dell’anno, fare riferimento alla pagina “Il Clima”.


 

IN QUESTO VIAGGIO IL PATRIMONIO UNESCO

- Il centro storico di Città del Messico
- Il sito archeologico di Teotihuacan
- Il centro storico di Oaxaca e il sito archeologico di Monte Albán
- Il centro storico di Puebla
- Il sito archeologico di El Tajin


 

 

MESSICO - NON SOLO AZTECHI: DA CITTÀ DEL MESSICO A OAXACA, VIAGGIO SULL'ALTIPIANO

Quote in preparazione - 16 giorni

  • “Accese una sigaretta. Lontanissimi alla sua sinistra, a nord-est oltre la valle e le terrazze pedemontane della Sierra Madre Oriental, i due vulcani, il Popocatepetl e l’Ixtaccihuatl, torreggiavano nitidi e meravigliosi nel tramonto”. “Sotto il vulcano” di Malcom Lowry è un libro cult per chi ama un Messico diverso dalle icone turistiche delle piramidi maya e del Caribe, più profondo e “muy mexicano”, dove la skyline dei grandi vulcani incappucciati di neve è una presenza costante su altipiani che accanto a luoghi dal fascino intramontabile svelano angoli meno conosciuti. Da Città del Messico, senza dubbio la più affascinante e travolgente capitale latinoamericana, troppo spesso appena sfiorata da molti turisti, a musei e siti archeologici che raccontano la vicenda della grande civiltà azteca. Città come Cuernavaca, un “buen retiro” per vip vicino alla capitale dai tempi di Moctezuma e Cortés, le architetture coloniali di Puebla e le atmosfere della vicina Cholula, importante centro religioso azteco in cui gli spagnoli costruirono secondo la tradizione 365 chiese e cappelle sullo sfondo del grande cono di Don Gregorio, come da queste parti chiamano un ingombrante vicino, il vulcano Popocatepétl. Tranquille città universitarie come Xalapa, che rivela uno dei più ricchi e meno visitati musei di archeologia di tutto il Messico, o l’effervescente Veracruz dai ritmi e sapori già caraibici. In questo itinerario c’è soprattutto un luogo dell’anima dove molti vorrebbero vivere per la dolcezza del suo clima, Oaxaca, una città dell’eterna primavera dove l’architettura coloniale si colora delle innumerevoli forme di una vera e propria enciclopedia vivente dell'artigianato messicano. È la ricchezza segreta di Oaxaca, nutrita dalle testimonianze di un passato annidato ovunque, dai tesori archeologici d’oro e di giada precolombiani agli imponenti conventi domenicani. In alto, sopra la città, templi e piramidi di siti archeologici come Mitla o Monte Alban sembrano sospesi tra cielo e montagne. Li ha costruiti il "popolo delle nuvole", soprattutto Zapotechi e Mixtechi, il più complesso mosaico etnico del Messico con oltre novanta dialetti dai modulati ritmi musicali disseminati tra le vallate scoscese della Sierra Madre di Oaxaca dove ogni villaggio è un mondo parallelo. Più che un itinerario quasi un riassunto dello sfaccettato universo messicano.


    Giorno per giorno

     

    1° GIORNO
    ITALIA – CITTÀ DEL MESSICO
    Partenza con volo di linea per Madrid. Proseguimento con il volo per Città del Messico, dove l’arrivo è previsto in serata. Trasferimento e sistemazione in hotel. 
    Cena e pernottamento.

     

    2° GIORNO
    CITTÀ DEL MESSICO
    È impossibile descrivere in poche righe una delle più affascinanti e contraddittorie megalopoli del mondo perché la “Castigliana truccata da azteca” nata da un equivoco, l'arrivo di Cortés scambiato per il ritorno del barbuto dio Quetzacoatl, non può essere paragonata a nessun'altra città sulla terra. Immensa, frenetica, inquinata e sovrappopolata, ma con innumerevoli manifestazioni culturali e più mezzi di comunicazione di Parigi o di Londra, Città del Messico è capace di una continua evoluzione grazie a una vitalità incontenibile da eterna araba fenice. Oggi “El Monstruo”, come la chiamavano fino a non molti anni fa, è letteralmente rinata trasformandosi in una capitale globale in cui design e arte contemporanea convivono con una storia millenaria. Proprio da uno dei più importanti musei del mondo, il Museo Nazionale di Antropologia, il “Louvre della Mesoamerica”, iniziamo la visita di Città del Messico. Le sue grandi sale rivelano un universo, culturale e religioso, ma anche estetico, radicalmente lontano in una travolgente sfilata di bassorilievi, grandi monoliti di pietra, statuette votive, maschere, fino alle riproduzioni in scala naturale di grandi templi. Il piano superiore invece è un’affascinante carrellata sull’etnologia dei 56 popoli indigeni messicani. Al pomeriggio, per scoprire una megalopoli che è un puzzle urbanistico capace di far convivere molte realtà, si visita il quartiere bohemien e coloniale di Coyoacàn, il “luogo dei coyote” in lingua nahuatl, un villaggio da cui Cortés avrebbe iniziato il suo assedio finale a Tenochtitlàn e dove avrebbe fatto torturare l’ultimo imperatore Cuhautemoc per farsi rivelare, invano, il nascondiglio del tesoro azteco. Oggi Coyoacàn si è trasformata in un quartiere della capitale amato da artisti e intellettuali con le sue strade coloniali in cui visiteremo le residenze di due protagonisti del Ventesimo secolo. La Casa Blu, oggi Museo Frida Kalho, è il luogo dove una delle pittrici più famose e controverse del Novecento ha dipinto le sue opere più importanti e vissuto buona parte del suo contrastato rapporto con il pittore Diego Rivera. Negli anni Quaranta qui si sono incrociati rivoluzionari, artisti, scrittori e anarchici spagnoli. Entrare in questa casa è come essere trascinati in un'immaginaria macchina del tempo. A pochi isolati il Museo Casa de Léon Trotskji è la casa-fortezza dove il rivoluzionario russo trascorse i suoi ultimi anni e dove sono conservate le sue ceneri. Nel suo studio, intatto, il tempo sembra essersi fermato al giorno in cui Trotskji venne assassinato con un colpo di piccozza da un sicario di Stalin. Rientro in hotel.
    Mezza pensione che include la cena. 

     

    3° GIORNO
    CITTÀ DEL MESSICO
    Al mattino visita del centro storico, dove il recente recupero dello straordinario fascino della sua splendida architettura coloniale convive con nuove architetture contemporanee. Il suo cuore è l’immensa Plaza de la Constitucion, che tutti chiamano Zocalo: recinto sacro per gli Aztechi, cuore del potere spagnolo, mercato all'aperto e ancora oggi incredibile piazza centrale di una megalopoli dove tutti vengono per vendere, protestare o farsi ammirare. Visita dei celebri murales di Diego Rivera del Palacio Nacional sorto sulle rovine del palazzo di Moctezuma II. Accanto all’imponente cattedrale un labirinto di mura in basalto costellato di teste di serpenti rivela in maniera sorprendente le tecniche di costruzione di piramidi sovrapposte, in questo caso addirittura sette costruite in tempi successivi. Sono le rovine del Templo Mayor, che per gli Aztechi rappresentava il cuore dell'universo, completato poco prima dell’arrivo dei conquistadores. Venne iniziato nel 1375, proprio sul luogo in cui secondo la tradizione gli Aztechi avrebbero visto su un cactus un’aquila che afferrava un serpente, presagio divino del luogo in cui sarebbe nato il loro impero; la sua riscoperta risale al 1978, quando alcuni operai riportarono casualmente alla luce un grande disco di pietra da otto tonnellate che raffigurava la dea Coyolxauhqui. La piattaforma centrale conteneva due templi gemelli, uno dedicato a Tlaloc dio della pioggia preceduto da un Chac-Mool, messaggero divino, l’altro al dio della guerra Huizilopochtli con l’altare per i sacrifici. A differenza di molti turisti che lo guardano solo dall’esterno visiteremo lo splendido museo, una vera e propria panoramica della cultura azteca che presenta con un approccio museale contemporaneo capolavori in giada, maschere di ossidiana e grandi statue di pietra e terracotta. Proseguiremo con la visita di Plaza de Santo Domingo, un angolo quasi intatto di Messico coloniale con i suoi portici, l’Antiguo Palacio de la Inquisiciòn e la chiesa di Santo Domingo. Al pomeriggio visita della storica piazza di Alameda dominata dalla Torre Latinoamericana cui fa da contrappunto l’eclettismo architettonico in marmo bianco di Carrara del Palacio de Bellas Artes, indeciso tra Neoclassico e Art Nouveau. All’interno contiene il sipario unico al mondo del Teatro Nacional, un gigantesco mosaico di un milione di tessere di vetro che riproduce i vulcani Popocatepetl e Itzacìhuatl realizzato da Tiffany nel 1910, e alcuni famosi murales dipinti da Rivera, Orozco, Siqueiros e Tamayo. Davanti a Bellas Artes si apre il vasto giardino di Alameda Central rappresentato in uno dei più famosi murales di Rivera, “Sogno di un pomeriggio domenicale sull’Alameda”. Il murale, sopravvissuto alla distruzione dell’Hotel del Prado durante il terremoto del 1985, è conservato nel Museo Mural Diego Rivera sul lato ovest della piazza. Visita di Plaza Garibaldi, magico quadrilatero di venditori di sogni, i mariachis che per pochi pesos scaldano l’anima di ogni messicano, e rientro in hotel. Serata facoltativa in Plaza Garibaldi.
    Mezza pensione che include la cena. 

    Nota bene: la visita del Palacio Nacional non è garantita perché il palazzo è attualmente in restauro ed è accessibile solo da un numero limitato di visitatori per ammirare dal basso il grande murale centrale. 

     

    4° GIORNO
    CITTÀ DEL MESSICO - ESCURSIONE A TEOTIHUACAN
    (100 km andata e ritorno)
    Al mattino visita di Piazza delle Tre Culture, un riassunto architettonico delle principali culture che hanno creato il Messico contemporaneo perché sulle piramidi azteche dell’antico centro religioso di Tlatelolco si alza la chiesa coloniale di Santiago e la piazza è fiancheggiata da moderni edifici. Da Plaza de las Tres Culturas, tristemente famosa anche per il massacro degli studenti nel 1968, si raggiunge la Basilica de Nuestra Señora de Guadalupe dove ogni anno circa sei milioni di fedeli provenienti da tutta l’America Latina si inginocchiano davanti all'immagine della patrona dell’America Latina apparsa nel 1531, 10 anni dopo la Conquista, all'indio Juan Diego sulla collina di Tepeyac dove gli Aztechi veneravano la dea madre Tonantzin. Più tardi scopriremo una Città del Messico d’avanguardia, dal Museo Soumaya che espone in un avveniristico edificio le collezioni dell’imprenditore Carlos Slim ai quartieri in continua trasformazione di Condesa e Roma, recentemente celebrato anche nell’omonimo film, vincitore del Leone d’Oro alla mostra del cinema di Venezia. Nel pomeriggio partenza per l’escursione al sito archeologico di Teotihuacàn, una delle più famose località archeologiche del mondo che dopo la caduta di Roma è stata per oltre un secolo la più grande metropoli dell'emisfero occidentale con oltre duecentomila abitanti. Dal 1987 è Patrimonio dell’Umanità ma non ne conosciamo neppure il nome reale perché gli Aztechi la chiamavano Teotihuacàn, “Città degli Dei”, ma ignoravano tutto di quei colossali santuari in cui veneravano divinità sconosciute. Solo da pochi anni un’imponente campagna di scavi sta riportando alla luce i segreti di quella che è stata spesso definita una New York della Mesoamerica per l'estesissima rete di rapporti commerciali. Le grandi piramidi del Sole e della Luna, opere architettoniche che ancora oggi lasciano stupefatti, fanno da quinta al Miccaòtli, il "Viale dei Morti" lungo 2 chilometri e largo 45 metri, costruito in modo da compensare con effetti prospettici un dislivello di 27 metri. Sotto una grotta della piramide del Sole, la terza del mondo dopo quelle di Cheope e di Cholula, alcuni archeologi ritengono sia nato il culto del Sole, cuore della visione del mondo delle popolazioni precolombiane. All'estremità settentrionale del Miccaòtli, il Palazzo di Quetzalpapàlotl nasconde un patio con delicate sculture che rappresentano il quetzàl, uccello simbolo del mondo precolombiano, mentre a sud del Viale dei Morti il tempio di Quetzacoatl e Tlaloc presenta una facciata scandita da elaborate sculture del dio-serpente piumato Quetzacoatl e del dio della pioggia Tlaloc. Rientro in hotel. 
    Mezza pensione che include la cena.

     

    5° GIORNO
    CITTÀ DEL MESSICO – ESCURSIONE A XOCHIMILCO
    Al mattino escursione a Xochimilco, dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall’UNESCO, dove le trajineras, coloratissime imbarcazioni a fondo piatto, scivolano lungo i canali tra fertili giardini galleggianti, le chinampas su cui vengono coltivati fiori, orti e piante ornamentali, isole artificiali tenute insieme con graticci di canne e ancorate al fondo dalle radici degli alberi. Sono l’ultima testimonianza dell'ambiente lacustre che dominava il paesaggio su cui sorgeva Tenochtitlàn, una Venezia azteca che aveva lasciato stupefatti i conquistadores per la sua bellezza e l’imponenza dei suoi templi. Ancora oggi Xochimilco durante i fine settimana si trasforma in un trionfo della mexicanidad più sfrenata, tra canoe piene di venditori di tacos, fioraie, bande di mariachi, gelatai e fotografi ambulanti. A pochi chilometri da Xochimilco il Museo Dolores Olmedo Patiño ospita la più importante raccolta di opere di Diego Rivera e molte opere di Frida Kalho. Al pomeriggio visita di Tepotzotlàn, a nord della capitale, e dello splendido museo d’arte coloniale del Messico nel convento di una spettacolare chiesa in stile churrigueresco.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    6° GIORNO
    CITTÀ DEL MESSICO – MALINALCO – XOCHICALCO – CUERNAVACA
    (175 km)
    Partenza da Città del Messico alla volta del suggestivo e poco visitato sito azteco di Malinalco, nascosto tra le montagne. Un sentiero tra i pini si arrampica fino al centro cerimoniale, un luogo ancora avvolto da un profondo senso di spiritualità e rimasto incompiuto per l’arrivo dei conquistadores. All’interno di un tempio scavato nel fianco della montagna i figli dei nobili venivano iniziati agli ordini dei guerrieri Aquila e Giaguaro, tre aquile e un giaguaro scolpiti sulle pareti della grande sala circolare che proteggevano un’apertura in cui venivano posti i cuori delle vittime dei sacrifici. Da qui si prosegue per il sito archeologico di Xochicalco che nei suoi bassorilievi rivela l’incontro tra le culture azteche dell’altipiano e quelle maya. Patrimonio dell’Umanità dal 1999, e attivo tra il VII e l’XI secolo d.C., presenta un’acropoli in cui viveva la classe dirigente mentre i riti religiosi si svolgevano nel Templo de las Serpientes Emplumadas, uno tra i più importanti esempi di architettura dell’Altipiano Centrale, probabilmente costruito in occasione della fine di uno dei cicli celesti di 52 anni, con grandi bassorilievi che raffigurano otto giganteschi serpenti adorni di diademi di piume. Qui si riunivano i sacerdoti-astronomi all’inizio e al termine di ogni ciclo di 52 anni del calendario preispanico. Nell’Osservatorio esiste una stanza sotterranea dove i raggi del sole penetrano due volte l’anno, a maggio e a luglio, attraversando un pozzo profondo 8 metri, testimonianza dell’importanza simbolica del ruolo di cerniera di Xochicalco tra le culture dell’Altipiano e quelle più meridionali. Arrivo e pernottamento a Cuernavaca, la “città dell’eterna primavera” in cui è ambientato il famoso romanzo “Sotto il vulcano” di Malcom Lowry. Uno dei primi a venirci è stato proprio l’imperatore azteco Moctezuma II, poi anche il suo nemico mortale Hernàn Cortés si è fatto costruire qui un palazzo. Da allora a Cuernavaca sono passati tutti i potenti del momento compreso lo sfortunato imperatore Massimiliano d’Asburgo e ancora oggi la città è un’oasi di pace per molti abitanti della capitale e vip di tutto il mondo.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    7° GIORNO
    CUERNAVACA – CHOLULA – PUEBLA
    (180 km)
    Visita di Cuernavaca con il centro storico ed il Palazzo di Cortés dove il famoso conquistador visse fino al 1540 quando tornò in Spagna. Edificato sul basamento della piramide azteca di Teopanzolco, oggi ospita il Museo Cuauhnàhuac con un murale di Diego Rivera. Il complesso della Cattedrale, costruita nel 1530 come chiesa di un convento francescano e protetta da una fortificazione, comprende anche la colorata facciata barocca della Capilla de la Tercera Ordèn. Il Jardìn Borda, realizzato nel 1783 alla moda andalusa, ospitò anche Massimiliano d’Asburgo e la moglie Carlotta e all’interno, raro esempio di dimora aristocratica messicana, un quadro ritrae l’imperatore con la sua amante, la India Bonita che viveva accanto in una residenza di campagna soprannominata la Casa del Olvido perché Massimiliano aveva “dimenticato” di aggiungere una camera per la moglie. La Casa de la Torre, residenza dell’artista e collezionista americano Robert Brady, è un eclettico museo che affianca quadri di artisti come Tamayo o Frida Kalho agli oggetti più insoliti. La vicina cittadina di Tepoztlàn, dove secondo una leggenda oltre 1200 anni fa sarebbe nato Quetzacoatl, è diventata negli anni una sorta di piccola capitale per artisti, astrologi, veggenti in cerca di misticismo, irresistibilmente attratti dalla forza magnetica che emanerebbe la piccola piramide del Cerro del Tepozteco che affiora tra le grandi rocce di granito che incombono sul villaggio. Visita del Convento Domenicano dove il passato precolombiano si manifesta in affreschi ancora influenzati dalla simbologia indigena. Partenza per Cholula, caratterizzata da numerose chiese, 365 secondo la tradizione, una per ogni giorno dell'anno. Non è un caso perché Cholula, le cui origini risalgono all’800-500 a.C., era il più importante centro di pellegrinaggio azteco legato al culto di Quetzacoàtl, e proprio qui Cortés fece preventivamente massacrare a tradimento tremila persone appartenenti all'élite politico-religiosa. Il monumento più famoso, sullo sfondo dell'immenso cono del Popocatepetl, è la Iglesia de Los Remedios, in cima a una collina coperta di vegetazione che in realtà non è altro che la Grande Piramide di Tepanapa, alta 65 metri e larga 450 alla base, più grande di quella di Cheope per volume. All'interno si visitano alcuni tratti degli 8 chilometri di gallerie scavate dagli archeologi e la zona archeologica comprende anche il Patio de los Altares con un’incredibile acustica. Sullo Zocalo, la piazza principale di Cholula, si affacciano chiese-fortezza tra le più antiche del Messico tra cui la Capilla Real del Convento de San Gabriel costruita nel 1529 su un tempio di Quetzacoatl e sormontata da 49 cupole orientaleggianti. A pochi chilometri da Cholula artisti e artigiani del periodo coloniale hanno creato un capolavoro di sincretismo culturale tra barocco e colorate decorazioni con motivi indigeni in due piccole chiese: Santa Maria Tonantzintla, dove santi e diavoli spuntano tra fiori, piume di quetzal e spighe di mais, e San Francisco Acatepec con la sua facciata decisamente churrigueresca, una variante del barocco messicano. Proseguimento e arrivo a Puebla. Sistemazione in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    8° GIORNO
    PUEBLA – ESCURSIONE AL SITO ARCHEOLOGICO DI Cacaxtla E A Tlaxcala
    (120 km)
    Partenza per il sito azteco di Cacaxtla con il grande Mural de la batalla, famoso per il realismo degli affreschi e la vivacità dei colori. Tra neri, blu, gialli e bianchi, numerosi guerrieri ricoperti da pelli di giaguaro combattono contro guerrieri-uccelli alcuni dei quali stanno per essere calpestati dai vincitori. Da qui si raggiunge Tlaxcala, capitale del più piccolo stato messicano e storica alleata di Cortés grazie al coraggio dei suoi guerrieri, determinanti per la vittoria dei conquistadores. Lo Zocalo, uno dei più belli del Messico, è circondato da edifici coloniali tra cui il Palacio de Gobierno, all'interno del quale un bel murale racconta la storia cittadina. Nel pomeriggio visita della città coloniale di Puebla, la Puebla de los caballeros fondata nel 1531 dai conquistadores spagnoli per tenere sotto controllo la strada tra Città del Messico e il porto di Veracruz. Teatro di storiche battaglie Puebla, quarta città messicana e capitale dello stato omonimo, è una metropoli industriale che ha conservato un fascino coloniale. A Puebla, Patrimonio dell’Umanità dal 1987, cultura autoctona e spagnola hanno realizzato un incontro felice grazie alle ceramiche, le policrome talaveras originarie di Talavera de la Reina in Spagna, che fondono gusto spagnolo e indigeno e ricoprono chiese e palazzi affacciati su strade e piazze perennemente affollate di ogni sorta di venditori. Sulla Plaza Principal si alza l’imponente Cattedrale seicentesca con un notevole altare di Manuel Tolsà mentre la Biblioteca Palafoxiana conserva decine di migliaia di testi religiosi conservati tra statue lignee e pavimenti di antiche ceramiche. Il vicino Museo Amparo, all’interno di un ospedale settecentesco, contiene collezioni d’arte precolombiana e coloniale mentre la chiesa della Compañia ha una facciata churrigueresca sormontata da una cupola rivestita di maioliche bianche e blu e la Casa de Los Muñecos, che risale al XVIII secolo, è splendidamente decorata con azulejos e personaggi mitici. All’interno della chiesa di Santo Domingo si nasconde la Capilla del Rosario (1650-1690), un gioiello barocco dove la luce scende dalla cupola creando fantasmagorici effetti di luce su stucchi e dipinti dorati mentre nei pressi del popolare Mercado Victoria l’antico Convento de Santa Rosa racchiude un patio decorato di azulejos alternati a mattoni rossicci e un Museo de Arte Popular con una cucina ricoperta di talaveras, dove sarebbe stato preparato per la prima volta dalle suore il famoso mole poblano da offrire a un vicerè in visita. Sempre a proposito di prelibatezze locali i delicati colori di un tipico dolce locale a base di mandorle e zucchero, l’Alfeñique, ispirano il nome della Casa de Alfeñique. Sulla collina del Cerro de Guadalupe il Fuerte de Loreto è stato invece teatro della vittoria del 5 maggio 1862 contro gli invasori francesi, celebrata ancora oggi in tutto il paese. 
    Mezza pensione che include la cena.

     

    9° GIORNO
    PUEBLA – Cantona – XALAPA
    (185 km)
    Al mattino partenza e visita del sito archeologico di Cantona, ancora oggi quasi sconosciuto, a circa 2500 metri di altezza lungo il confine tra gli stati di Puebla e Veracruz, dove il profumo dei pini si mescola a un paesaggio lavico punteggiato di palme, agavi e cactus che ha come sfondo il vulcano estinto di El Pizarro. Si stima che non sia stato scavato più del 10% di questa imponente città fortificata estesa per oltre dodici chilometri quadrati e costruita su una colata lavica vicino a una miniera di ossidiana che fu probabilmente alle origini della sua fortuna. Di Cantona, in posizione strategica lungo le antiche vie commerciali che collegavano le risorse minerarie della Sierra Madre e le Culture del Golfo, non si conosce con certezza l’origine, ma la città raggiunse il suo massimo splendore con una popolazione che dopo il declino di Teotihuacàn aveva oltre ottantamila abitanti. Lo testimoniano ventiquattro campi per il gioco della pelota, il numero più alto di ogni altro sito mesoamericano, un’acropoli, una serie di piccole piramidi, oltre trecento patios di case private e cinquecento strade in pietra. Proseguimento per Xalapa, capitale dello stato di Veracruz, seguendo in senso contrario la Ruta Cortés, l’itinerario seguito dai conquistadores dalla costa dove erano sbarcati fondando l’insediamento di Veracruz per raggiungere Tenochtitlàn. Adagiata tra le colline, Xalapa gode di un piacevole clima subtropicale, ha una famosa università e una ricca vita culturale ma la sua attrazione principale è lo splendido, e poco conosciuto, Museo di Antropologia dedicato alle culture del Golfo, secondo per importanza solo a quello di Città del Messico. Tra i reperti più spettacolari delle sue luminose sale ci sono molte teste di basalto che caratterizzano una civiltà-madre del mondo precolombiano, gli Olmechi. Per gli appassionati di civiltà aliene rappresenterebbero improbabili astronauti ma più realisticamente le loro facce spesso scalpellate testimoniano la fine violenta e improvvisa di una civiltà probabilmente travolta da rivolte interne. Il museo presenta anche drammatiche statue in ceramica delle donne morte di parto, equiparate nell'universo precolombiano ai guerrieri caduti in battaglia. Sistemazione in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    10° GIORNO
    XALAPA – il sito archeologico di El Tajin – Papantla - La Antigua – VERACRUZ
    (450 km)
    Partenza per El Tajin, "l’uragano", splendido e poco visitato sito archeologico a nord di Veracruz, scoperto dagli spagnoli solo nel 1785. Per chilometri decine di piramidi e numerosi campi di pelota del più importante centro cerimoniale totonaco si stendono tra colline coperte da una vegetazione lussureggiante. Il sito è famoso per la Piramide a Nicchie, una vera e propria macchina astronomica unica nel continente latino-americano con 365 nicchie: ognuna corrisponde a un giorno dell’anno mentre l'alternanza di nicchie e mosaici simboleggia il giorno e la notte. Proseguimento per Veracruz con sosta lungo il percorso alla città di Papantla, famosa per i suoi voladores, straordinari interpreti di un antico rito sacro totonaco. Cinque uomini salgono su un palo alto venti metri, uno si pone al centro della minuscola piattaforma suonando un flauto e un tamburo mentre gli altri quattro legano i piedi a lunghe corde. Quando la musica si interrompe i quattro voladores, uomini-uccello che portano alla Madre Tierra pioggia e sole, scendono volteggiando lentamente a testa in giù, con le braccia tese e appesi per i piedi mentre le lunghe funi si srotolano. Ognuno di loro fa tredici giri intorno al palo per un totale di cinquantadue, importante numero simbolico nel calendario preispanico. Proseguimento verso Veracruz con una sosta a La Antigua, sonnolento paesino lungo un fiume che scorre placidamente tra rive dense di vegetazione dove Cortés affondò le navi della spedizione prima di mettersi in marcia verso Tenochtitlàn, per impedire ai suoi uomini qualsiasi possibilità di ritirata. Oltre alla piccola chiesa del Rosario, che risale al 1523 ed è probabilmente la prima del continente americano, c’è un luogo pieno di fascino, la casa in rovina dove secondo la tradizione abitò Cortés, con le sue mura letteralmente fasciate da grovigli di gigantesche liane che sembrano uscite dalla penna di uno scrittore latino-americano. Arrivo a Veracruz e sistemazione in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    11° GIORNO
    VERACRUZ – Cordoba - OAXACA
    (455 km)
    Visita di Veracruz, la “Quattro volte eroica" probabilmente suo malgrado, perché questo porto che ricorda un po’ le atmosfere dell’Avana è stata protagonista di importanti episodi storici. Fondata da Cortés, che incontrò qui per la prima volta gli inviati di Moctezuma, dopo la Conquista si trasformò in un porto-forziere della Nueva España dove affluivano innumerevoli carovane cariche d’oro e argento che, imbarcati sui galeoni, partivano per la Spagna. Un sogno proibito per generazioni di corsari inglesi o francesi e pirati del Caribe che nel 1683 espugnarono di sorpresa la città rinchiudendo gli abitanti nella cattedrale e minacciando di farla saltare in aria, per poi allontanarsi con un cospicuo riscatto. Nel 1838 il generale Antonio Lopez de Santa Anna, che aveva guidato la battaglia di Alamo, fuggì letteralmente in mutande dalla città bombardata dalla flotta francese durante la cosiddetta “Guerra della pasticceria”, scoppiata come rappresaglia per la distruzione di una pasticceria francese. Nel 1847 durante la guerra tra Messico e Stati Uniti sbarcarono per la prima volta gli americani. Nel 1861 arrivarono spagnoli, inglesi e francesi per recuperare i debiti esteri non pagati dal Messico. I francesi restarono, perché Napoleone III aveva deciso di crearsi un impero messicano, gli americani tornarono nel 1914, durante la Rivoluzione messicana, ma il loro intervento fu così sanguinoso che unirono contro di loro tutte le fazioni messicane. Oggi Veracruz onora il suo soprannome, El Puerto, per distinguerla dallo stato omonimo di cui fa parte, con la vitalità sopra le righe dei caffè di Plaza de Armas su cui si affacciano il Palacio Municipal e la cattedrale del XVIII secolo, al ritmo di orchestrine che accompagnano in una sfrenata cacofonia collettiva di cumbias, rancheras, salsa e persino valzer folle di avventori intenti a ingurgitare cervezas e tequila. A pochi isolati di distanza davanti al Malecòn, la passeggiata sul porto, biancheggiano al sole in lontananza le mura del forte di San Juan de Ullua, un’imprendibile fortezza trasformata in prigione dal dittatore Porfirio Diaz. Delle antiche fortificazioni di terra sopravvive invece solo il Baluarte de Santiago mentre il Museo de la Ciudad raccoglie materiale sul Carnevale più famoso del Messico e a sud della città si allungano le spiagge più famose, Costa de Oro e Mocambo, nome degno di una canzone di Paolo Conte. Partenza per Oaxaca con sosta a Cordoba, una piacevole cittadina di atmosfere coloniali fondata da trenta famiglie spagnole per proteggere i viaggiatori lungo la strada per Città del Messico dagli schiavi africani fuggitivi, da cui il nome “Ciudad de los Treinta Caballeros”. Nel tardo pomeriggio arrivo a Oaxaca, fondata dagli spagnoli nel 1529, e sistemazione in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    12° GIORNO
    OAXACA – escursione a Monte Albán
    In mattinata visita dell’importante sito archeologico zapoteco di Monte Albán su una collina che sovrasta Oaxaca, immerso in uno spettacolare panorama che domina tre valli e avvolto da una sacralità quasi mistica. Le strutture dei suoi edifici dai contorni essenziali sembrano il frutto della fantasia di qualche gigante ma raccontano in realtà una storia complessa e divisa in più periodi. Si inizia con Monte Albán I (700-200 a.C.), forse la prima raffinata civiltà urbana nel continente americano, quando la collina viene livellata per permettere la costruzione di edifici ordinati secondo i punti cardinali. In questo periodo si riscontra anche l’uso di un calendario e di una scrittura a base di glifi. Con Monte Albán II (200 a.C.-300 d.C.) la città controlla un vasto territorio e compaiono grandi stele di influenza olmeca, mentre Monte Albán III (300-700 d.C.) è il periodo di maggiore espansione con una popolazione di circa 30.000 persone e un’area urbana di oltre sei chilometri quadrati. Risalgono a questo periodo le tombe più importanti con soffitti a volta e facciate decorate. Durante Monte Albán IV (700-950 d.C.) il sito viene quasi abbandonato e con Monte Albán V (950-1521 d.C.) popolazioni mixteche riutilizzano le tombe dei sovrani zapotechi. Il cuore del sito è la scenografica Gran Plaza, uno spazio aperto lungo 300 metri e largo 200, allineato secondo un asse nord-sud ottenuto spianando la sommità della collina. Per ovviare alle asimmetrie naturali gli edifici sono costruiti in modo da creare un effetto ottico di armonia visiva. La Gran Plaza è delimitata dalla Piattaforma Nord, la più grande del sito, e dalla Piattaforma Sud con stele scolpite con immagini di prigionieri. Al centro della Plaza si trovano un campo per il gioco della pelota e il cosiddetto Osservatorio, più probabilmente un monumento celebrativo, con glifi scolpiti che rappresenterebbero tribù sottomesse. Sul lato ovest una impressionante serie di stele raffigura i cosiddetti Danzantes, contorte figure di prigionieri di guerra mentre sul lato est è situato El Palacio con un patio interno circondato da stanze. Fuori dal recinto la Tomba 104, la più importante di Monte Albán, ha una facciata con una nicchia in cui è collocata un’urna in ceramica che rappresenta Cocjio, il dio zapoteco della pioggia, seduto su un trono a forma di giaguaro. Nel pomeriggio rientro a Oaxaca e tempo a disposizione.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    13° GIORNO
    OAXACA – escursione a Mitla
    Al mattino visita delle rovine dell’imponente convento domenicano del XVI secolo di Cuilapàn, uno dei più grandi del Messico, dove nel 1831 venne fucilato il patriota Vicente Guerriero. La Capilla Abierta, l'unica in cui erano ammessi gli indigeni, ha una facciata rinascimentale e tre navate di colonne che creano un effetto scenografico. A Santa Maria del Tule invece uno degli alberi più grandi del mondo, con una circonferenza di 42 metri, porta avanti con successo la sua veneranda età di duemila anni. Proseguimento per l’importante sito archeologico di Mitla, potente città zapoteca cresciuta dopo il declino di Monte Albán. Il Grupo de las Columnas, vicino alle cupole rosse della chiesa di San Pablo, è decorato con raffinati mosaici geometrici in pietra, unici in tutto il Messico e composti da oltre centomila tessere, che raffigurerebbero la Terra, il Cielo e alcune divinità tra cui un serpente piumato. Il patio nord, scandito da sei colonne e grandi architravi monolitiche, porta a El Palacio, con alcune belle decorazioni. Rientro a Oaxaca e visita del coloratissimo mercato coperto Benito Juarez dove le venditrici indigene, oltre a innumerevoli prodotti alimentari, offrono un’ampia scelta di artigianato locale.  Visita dell'ex-Convento di Santo Domingo, un capolavoro del Barocco messicano con un esterno austero, incorniciato da due alti campanili, che nasconde un interno che è una vera e propria esplosione cromatica di stucchi e retablos, dalla Capilla del Rosario letteralmente ricoperta d’oro all’Albero della Vita, l’albero genealogico di San Domenico che serpeggia sul soffitto dell’entrata. Nel vicino convento, con un bellissimo chiostro, il Museo de las Culturas de Oaxaca raccoglie numerosi reperti archeologici tra cui lo splendido corredo funerario della Tomba N. 7 proveniente da Monte Albán, un tesoro d’arte e oreficeria tra i più importanti dell’America Latina, una maschera mortuaria in oro, un cranio decorato con pietre turchesi e la maschera del dio della fertilità Xipe Tòtec. Lungo calle de Alcalà, cuore del tradizionale paseo cittadino, si raggiunge la Basilica de la Soledad con la sua facciata barocca concava, unica nell’architettura religiosa messicana, che sembra un gigantesco retablo in pietra scandito da nicchie con statue di santi. All’interno la statua della Virgen de la Soledad, oggetto di grande devozione popolare, un tempo indossava un mantello con seicento diamanti e una corona d’oro massiccio, ma è stata sostituita da una copia dopo un furto clamoroso. Oltre la facciata barocca della cattedrale si spalanca lo Zocalo di Oaxaca, irresistibile calamita di una città cosmopolita addolcita da un languido charme provinciale, tra edifici coloniali che fanno da sfondo a un'eterogenea comunità umana che è parte integrante del fascino della città, dagli indigeni che arrivano dai vicini villaggi ai gringos stregati da questo irresistibile luogo dell’anima. Rientro in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    14° GIORNO
    OAXACA - VISITA DI UN COLORATO MERCATO INDIGENO - San Bartolo Coyotepec - San Martin Tilcayete - OAXACA
    Ogni giorno un mercato in un villaggio diverso: è la tradizione indigena che resiste nel Valle Central di Oaxaca, qui si dice proprio così, al maschile come è d’obbligo in un paese di machos. È la ricchezza segreta di Oaxaca che rinasce quotidianamente e spesso ha trasformato contadini che sopravvivevano a stento in prospere comunità di artigiani stimati e apprezzati in tutto il mondo, abituati a trattare quotidianamente con mercanti d'arte e proprietari di gallerie. Andremo anche noi alla scoperta di animali scolpiti nel morbido legno di copal, ceramiche nere o sarapes, i grandi scialli tradizionali, coperte intessute con il tradizionale telar de cintura, il telaio a cintura precolombiano, ceste, monili e huipiles, le camicette ricamate. Ancora oggi, cinque secoli dopo la Conquista, l’artigianato indigeno è una vera e propria enciclopedia vivente di culture che hanno pazientemente rielaborato arte e tradizioni precolombiane fondendole con influenze spagnole e persino arabe. Un’esplosione di colorato sincretismo creato con le risorse di materiali di cui ogni comunità può disporre, grazie a una fantasia che non conosce limiti, fortunatamente spesso incapace di trasformarsi in una catena di montaggio di paccottiglia ripetitiva a basso costo. Nei tessuti, anche se sempre meno spesso, vengono ancora usati colori naturali come il rosso porpora estratto da una lumaca marina, la Caracol Purpura che vive sulle scogliere del Pacifico, mentre rossi e marroni sono estratti dal legno di alberi particolari. La creatività qui è parte della quotidianità, nasce dalle esigenze della vita e dalle feste dei pueblos, e ha ancora oggi il suo sbocco naturale nei mercati dove con un po' di fortuna sui banchetti di un venditore ambulante si possono trovare opere degli stessi artigiani che espongono in prestigiose gallerie d'arte. Ogni villaggio si è specializzato in un particolare genere di produzione, molto spesso frutto dell'abilità di un artista particolarmente fantasioso o di una ragione storica, come a Teotitlàn del Valle dove la tradizione della tessitura risale al periodo preispanico, quando gli abitanti pagavano proprio in tessuti il loro tributo agli Aztechi. Proseguimento per San Bartolo Coyotepec dove è ancora riverito il nome di Doña Rosa, creatrice di un particolare metodo di lucidatura che rende brillanti le famose ceramiche nere locali ottenute con un antico metodo di cottura con pochissimo ossigeno. Da qui raggiungeremo il villaggio zapoteco di San Martin Tilcayete famoso per i coloratissimi alebrijes, creature fantastiche ricavate dal legno di copal e oggi diffuse in tutto il mondo, che un tempo si ispiravano solo alla fantasmagorica cosmogonia precolombiana mentre oggi sono sempre più pericolosamente infiltrati da improbabili personaggi dei cartoons giapponesi. Rientro in hotel.
    Mezza pensione che include la cena.

     

    15° GIORNO
    OAXACA – CITTÀ DEL MESSICO - ITALIA
    Prima colazione. Al mattino possibilità di sperimentare un temascàl, la sauna dei popoli precolombiani che “non è solo un bagno di vapore, è un viaggio alla ricerca di se stessi”, spiega una famosa temascalera locale. L’intreccio tra religione e terapia è parte del temascàl da quando era usato come luogo di purificazione dalle civiltà preispaniche e oggi sono in molti a voler sperimentare questo forno conico dove l’altezza ridotta costringe a stare seduti in posizione fetale. All’inizio la persona rimane sola a meditare, prima al buio poi alla luce delle candele, nel frattempo viene acceso un piccolo forno a legna diviso dal temascàl da pietre porose (tezontle) che fungono da termometro. Quando si arroventano (in questa fase entra la temascalera) vengono raffreddate con acqua producendo il caratteristico vapore a una temperatura tra 33° e 40°. La temascalera attrae il vapore verso il basso con foglie umide e massaggia con lievi colpi, sempre con le foglie, la persona sdraiata che dopo circa un’ora di trattamento viene lasciata riposare e reidratata con infusi d’erbe. In alternativa tempo libero per lo shopping o per altre visite. Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto e partenza con il volo per Città del Messico da cui si prosegue con il volo di rientro in Italia, via Madrid.

     

    16° GIORNO
    ITALIA
    Arrivo in Italia nel tardo pomeriggio.


    Date e quote in preparazione



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