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VIAGGIARE IN TIBET

IL TIBET È UN PAESE ESTREMAMENTE SUGGESTIVO CHE HA CERCATO DI MANTENERE, MALGRADO LE TANTE VICISSITUDINI, LA PROPRIA IDENTITÀ, UN PAESE INCREDIBILE ED EMOZIONANTE, DOVE L’OMBRA DEL CAMBIAMENTO È TUTTAVIA ORMAI PIÙ CHE EVIDENTE. DI SEGUITO FORNIAMO ALCUNI APPROFONDIMENTI SUGLI ASPETTI RELATIVI ALLE SISTEMAZIONI ALBERGHIERE, AI TRASPORTI, AL CLIMA E ALLA SALUTE, PER CONSENTIRVI DI AFFRONTARE CON MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA IL VIAGGIO SUL LEGGENDARIO TETTO DEL MONDO.

STRADE E TRASPORTI 
La rete stradale principale è ormai completamente asfaltata, i lavori di sistemazione e ammodernamento sono stati portati avanti in questi ultimi decenni dal governo cinese. A differenza di un tempo, quando erano indispensabili i fuoristrada, oggi le vie di collegamento tra le grandi città sino al confine con il Nepal sono scorrevoli e percorribili con qualsiasi mezzo di trasporto. Gli unici tratti sterrati, che a seconda della stagione possono presentarsi disagevoli o polverosi, sono rappresentati dalle deviazioni che conducono ai monasteri o in località minori. La rarefazione dell’aria propria delle alte quote può comportare rallentamenti della velocità. Per quanto concerne il comfort degli autobus, questo è a volte penalizzato se comparato con i pullman Gran Turismo utilizzati in altre parti del mondo.

DA KATHMANDU A LHASA 

Viaggiare sulla Transhimalayana nel periodo del monsone. 

La strada che collega le capitali nepalese e tibetana ha rappresentato per secoli la più importante via di comunicazione tra il subcontinente indiano e il Tibet e rimane ancor oggi un’arteria di vitale importanza. Durante la stagione monsonica, che inizia in genere ai primi di luglio e termina verso fine agosto, il percorso più nevralgico è costituito dai 40 chilometri circa di strada che precedono il confine tra Nepal e Tibet e dai 30 chilometri successivi, soggetti al dilavamento di piogge in questo tratto spesso torrenziali. 

Mezzi di trasporto dalla dogana nepalese di Kodari a quella tibetana di Zhangmu. 
Il percorso di 8 chilometri che separa le due frontiere viene effettuato con i normali mezzi utilizzati per i tour. Frane o smottamenti causati da precipitazioni monsoniche particolarmente intense (luglio/ agosto) possono comportare interruzioni della strada e la conseguente necessità di percorrere brevi tratti a piedi o, quando ciò sia possibile, utilizzando mezzi locali occasionali.

ALBERGHI E CAMPI

Nelle principali città 
In linea generale gli alberghi, anche i migliori, possono presentare carenze di manutenzione, se rapportate ai nostri canoni. 

Lungo la strada transhimalayana 
Segnaliamo a chi effettua gli itinerari con percorso via terra da Kathmandu a Lhasa, o viceversa, che gli alberghi di Shegar e Zhangmu sono strutture modeste e carenti come manutenzione, servizio e pulizia. Le camere ed i servizi igienici sono lontani dai nostri standard, il sistema idraulico delle toilette può presentare problemi e l’acqua calda è disponibile solo per poche ore serali. Questi alberghi rappresentano comunque le migliori strutture alberghiere lungo questo percorso. 

Nel corso di viaggi spedizione 
Gli itinerari che presentano carattere di spedizione (i viaggi verso il Kailas, la regione del lago Namtso e il Tibet orientale) si snodano in regioni dove esistono solo “guest-houses”, o piccole pensioni utilizzate dai locali, molto spartane, prive di qualsiasi comfort e carenti dal punto di vista igienico. Nelle località prive di strutture è prevista la sistemazione al campo. L’allestimento dei campi è compito dell’organizzazione che si avvale di personale locale. In talune situazioni, tuttavia, potrebbe essere utile la collaborazione dei partecipanti. 


LA SALUTE IN VIAGGIO 

Un fisico sano, equilibrio e un autentico interesse alla conoscenza di questo straordinario Paese costituiscono i presupposti indispensabili alla riuscita del viaggio. Un itinerario sul Tetto del Mondo si svolge ad altitudini elevate mai inferiori ai 3500 metri con passaggio di alcuni passi sui 5000 metri. Segnaliamo che a bordo delle vetture utilizzate durante i nostri circuiti e negli hotel si trovano bombole di ossigeno da utilizzare in caso di necessità. Chi lo desidera potrà inoltre acquistare all’arrivo in Tibet piccole bombole di ossigeno per utilizzo personale. A tutti coloro quindi che si apprestano ad effettuare un viaggio in Tibet è consigliata un’accurata visita medica di controllo prima della partenza.

ALTITUDINE 
L’altitudine preserva il Tibet dai rischi sanitari che sono tipici delle aree subtropicali ma può comportare problemi di adattamento durante i primi giorni di viaggio. Infatti un organismo abituato a vivere a bassa quota è incapace di adattarsi rapidamente alla diminuzione di ossigeno che inizia a manifestarsi a partire da un’altitudine di 2000 metri. D’altra parte la realizzazione di un viaggio himalayano non consente al nostro fisico un adattamento graduale: il passaggio dai 1300 metri di Kathmandu ai 3600 di Lhasa comporta uno sbalzo di 2300 metri, quasi istantaneo se si arriva in aereo e un dislivello sui 3000-3500 metri, anche se distribuito in due giornate, qualora si raggiunga l’altopiano tibetano via terra da Kathmandu, passan do per Zhangmu e Shegar. Un maggiore affaticamento, mal di testa, debolezza diffusa, insonnia, mancanza di appetito, leggera nausea, leggera tachicardia e talvolta laringite o tosse costituiscono reazioni normali di adattamento dell’organismo alla quota elevata. Si tratta generalmente di sintomi lievi che scompaiono in un paio di giorni. Nella eventualità, comunque, che un partecipante accusasse una seria sintomatologia, i locali sono perfettamente in grado di affrontare e risolvere il caso. Durante i primi giorni in altitudine è buona norma evitare il fumo, l’alcool, le fatiche o le camminate eccessive, gli appesantimenti di stomaco; riposo, moderato consumo di cibo, l’abbondante ingestione di liquidi e caldi capi di vestiario sono quindi i primi accorgimenti da considerare. Occorre sottolineare che l’altitudine può provocare, soprattutto in presenza di clima secco e ventoso, leggeri sintomi di disidratazione ai quali è possibile ovviare bevendo molti liquidi (3/4 litri al giorno) per facilitare anche l’ossigenazione e lo smaltimento delle tossine. Sono inoltre da tenere presente le accentuate escursioni termiche tra zone di sole e zone d’ombra e tra il giorno e la notte.

PRECAUZIONI IGIENICHE
In viaggio è sempre bene tenere presenti alcune semplici regole igienico-sanitarie atte a prevenire quelle problematiche determinate dal cambiamento di clima, ambiente, abitudini alimentari, che ogni viaggiatore esperto ha fatto proprie: - non bere mai acqua che non sia bollita o depurata oppure acqua e bevande che non siano contenute in bottiglie ben sigillate; - evitare l’uso del ghiaccio, il latte e i suoi derivati, a meno che non siano stati preventivamente pastorizzati; - evitare di consumare verdure e carne crudi e optare per la frutta che si deve sbucciare; - non consumare cibi acquistati dagli ambulanti; - lavarsi frequentemente le mani e non camminare a piedi nudi. La realizzazione di un viaggio in Tibet è sconsigliata a coloro che soffrono di: - disturbi cardiocircolatori come cardiopatie o ipertensioni; - disturbi respiratori come bronchiti recidivanti, asma, enfisema; - nevriti, cefalea abituale, glaucoma, sindromi depressive. 

Le note sulla “Salute durante il viaggio” sono state redatte con la consulenza del Dott. Umberto Ferrero Merlino, 25 anni di Pronto Soccorso Chirurgia ospedaliera, esperienze di viaggi e spedizioni esplorative e alpinistiche in Nepal, Tibet, Perù, Bolivia, Ecuador, Kenya.

Aggiornamento maggio 2017

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