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IL TUCANO INVITA - Un’esclusiva serata per te a Milano nell’ambito della mostra TAPPETI ANATOLICI XVII- XIX Secolo

martedì 1 dicembre ore 18.30 - Milano

IL TUCANO INVITA - Un’esclusiva serata per te a Milano nell’ambito della mostra TAPPETI ANATOLICI XVII- XIX Secolo

IL TUCANO INVITA

Un’esclusiva serata per te a Milano 
nell’ambito della mostra 
TAPPETI ANATOLICI XVII- XIX Secolo 

 Il Tucano presenta
il secondo numero del Giornale del Viaggiatore 

martedì 1 dicembre ore 18.30
Atelier Mirco Cattai - Via Manzoni 12 – Milano
 
Nella splendida cornice del prestigioso atelier di Mirco Cattai di via Manzoni a Milano, nell’ambito della mostra sui tappeti anatolici dal XVII al XIX secolo, Willy Fassio, fondatore del Tucano Viaggi Ricerca, presenta il secondo numero del Giornale del Viaggiatore, quadrimestrale 
di informazioni, viaggi e cultura con articoli a firma di esperti quali geologi, archeologi, scrittori, giornalisti e grandi viaggiatori.
 
Il Tucano ti invita a scoprire un modo di viaggiare diventato nel tempo uno stile: rispettoso dell’ambiente, delle culture e delle tradizioni, proposto con la sicurezza di chi ha percorso le strade del mondo con curiosità e passione, un modo di viaggiare rivolto a chi non ha fretta, ai viaggiatori speciali e agli amanti del bello che c’è nel mondo.
 
Proiezione del video TUTTO IL MONDO TUCANO, che illustra le più belle destinazioni proposte dal Tucano: grandi deserti e antiche città perdute, gioielli d'arte dimenticati, scenari imponenti e popolazioni affascinanti, infiniti spunti per confronti tra culture e ambienti diversi.
 
A seguire visita dell'interessante mostra, che ospita una selezione di 30 tappeti anatolici prodotti dal XVII al XIX secolo. Gli esemplari selezionati da Mirco Cattai sono una testimonianza completa delle tante manifatture presenti da secoli nella regione anatolica. Meno conosciuti dal grande pubblico rispetto ai persiani, meno richiesti dal mercato rispetto a quelli caucasici, i tappeti anatolici, o turchi, sono quelli con le radici più profonde e che, proprio per questo, attirano gli esperti e i collezionisti più attenti.
 
Seguirà un light cocktail offerto a tutti gli amici viaggiatori. 
Il Tucano è lieto di offrire in omaggio agli ospiti
una copia del secondo numero del Giornale del Viaggiatore.
 
La mostra è visitabile dal 18 Novembre al 18 Dicembre, dalle 10.30 alle 19.30 - Tel. 02/76008959 www.mircocattai.com

Dopo la partecipata esposizione del 2014 sui tappeti del Turkestan orientale, Mirco Cattai ha scelto l’Anatolia.

Oggi stiamo assistendo ad una notevole attenzione intorno al mondo del tappeto antico che per la complessità della sua storia e la profondità delle proprie radici culturali sta suscitando un grande interesse anche tra il pubblico dei profani attratto dalla modernità dei disegni e dall’intensità dei colori che da circa un millennio attraggono semplici utenti locali, collezionisti internazionali e amanti dell’arte.

Nel 1271 Marco Polo li cita nel suo Milione: “li sovrani tappeti nel mondo ed i più begli” vengono esportati per secoli dai mercanti veneziani e genovesi nelle corti e nei palazzi signorili europei tanto da essere riprodotti in molti dipinti del Rinascimento. Da queste riproduzioni ha origine l’uso di ricordarli con il nome dei pittori che li hanno immortalati: Holbein, Bellini, Ghirlandaio e Lotto oltre che con il nome delle città dove vengono prodotti. L’ampia selezione della mostra propone trenta esemplari di tappeti.

Gli Ushak dal nome della città dell’Anatolia occidentale dove vengono prodotti, caratterizzati da riferimenti grafici che spaziano dalle sequenze di stelle, a griglie, ai decori floreali ai pendenti che ornano i medaglioni centrali. Sono decori che a volte riprendono gli elementi della classicità bizantina ed elementi iconografici e tecnici dei tappeti della Persia e dell’Armenia filtrati dalla sensibilità dei laboratori ottomani attenti alla prescrizione iconografica ed aniconistica di mai raffigurare la figura umana e a maggior ragione quella divina.

 “Un tappeto è un dipinto che ambisce a raffigurare Dio”. Così il professor Cristopher Alexander titolava la sua presentazione di una mostra nel 1990 a San Francisco. L’aniconismo proibisce la raffigurazione umana e divina ma la bellezza di ogni tappeto è nella sua purezza di ispirazione, nella brillantezza dei colori e nella fitta trama dei nodi che vanno a formare i disegni a volte arcaici altre minuti e precisi.

Il tappeto anatolico, come per esempio il Mujur, nato per la preghiera dei nomadi, di piccole dimensioni il cui disegno centrale rappresenta le nicchie delle moschee orientate verso La Mecca circondate da molte cornici. Tappeti che attraverso la complessità di realizzazione e la bellezza dei colori e dei disegni aspirano ad una completezza religiosa che sostituisce la raffigurazione divina ma è un umile omaggio alla sua grandezza.

Disegni non solo di decorazione estetica ma anche antichi simboli che hanno radici nella storia, nella religione e nelle tradizioni popolari.  Per esempio i popoli nomadi dediti alla pastorizia avevano come simboli tradizionali vegetali come l’albero della vita e il melograno, numeri e simboli geometrici. Anche la stella ad otto punte è una elaborazione che risale ad antichissime popolazioni indoeuropee che ponevano la residenza delle divinità in cielo, elemento fondamentale ed immutabile nelle migrazioni dei nomadi legati alla pastorizia che usavano i tappeti oltre che per pregare per ripararsi dal freddo pungente.

Mirco Cattai ha esposto una selezione dei maggiori centri di produzione. Quelli dell’Anatolia occidentale come i Melas, gli Ushak, i Bergama, i Ghiordes e quelli dell’Anatolia centrale come i Konya, i Ladik, i Mujur, i Karapinar. Ci sono, inoltre cinque tappeti provenienti dalla Transilvania, la regione della Romania conquistata dagli Ottomani nella metà del 500. Nelle chiese ortodosse della Transilvania ancora oggi è possibile ammirare circa duemila esemplari di tappeti provenienti dall’Anatolia: Ghiordes, Melas, Bergama, Melas.

Ogni tappeto scelto da Mirco Cattai è diverso dall’altro pur avendo caratteristiche comuni. Ogni artigiano tesseva un disegno senza mai vederlo nella sua interezza fino al termine del lavoro. Si affidava all’esperienza e alla fantasia che regalava originalità, armonia e genialità ad ogni singolo prodotto. Tutti gli elementi che partecipano a rendere estremamente interessante questa mostra non solo per i collezionisti ma per tutti coloro interessati alla storia del tappeto e alla storia dell’umanità.

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